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16 septembre

Lettera ad Eugenio Scalfari

Manco da questo blog da moltissimo tempo, ma solo di recente ho sentito la pulsione di tornare a scrivere: mi scuso quindi con i miei 5 (15 li abbiamo persi per strada) lettori, se il primo post sarà una lettera aperta, recapitata stamane alla redazione di Repubblica.
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Esimio dottor Scalfari,

per quanto probabilmente leggerà in continuazione e-mail di persone ben disposte nei confronti delle sue analisi, ho sentito doveroso dopo lungo tempo farle arrivare anche la mia “voce”: sono un ragazzo ancora ben distante dalla maturità, ma che per inclinazione personale, oltre che per sano interessa accademico (sono convinto capisca  quanto ,per uno studente di giurisprudenza, l’attualità politica possa essere rilevante), occupa il proprio tempo libero leggendo la Repubblica, sempre alla ricerca di suoi editoriali che, sinceramente, apprezzo massimamente per lucidità e stile.

Condivido pienamente la sua valutazione sul V-day di Grillo (che sento ancora più vicino perché verificatosi proprio a Bologna, dove studio, in una piazza dove passo ogni mattina) e sulla tendenza anarcoide del popolo italiano, che trova le sue radici probabilmente in un portato storico tutto particolare: così, mentre la Francia creava un regno unitario e la Germania si riconosceva in una cultura comune (quella Romantica), l’Italia si pasceva dei propri particolarismi, sempre alla ricerca di un “uomo forte” che le desse unità (chissà Cavour cosa direbbe oggi dello stato che tanto faticosamente, anche con operazioni dotate di scarso scrupolo, costituì). Condivido anche la sua visione del movimento antipolitico che si sta formando attorno a quell’uomo, una sorta di “movimento ultrademocratico” che trova nella Rete la propria aggregazione, ma che a parte un tremendo “NO” che riecheggia su ogni elemento dell’attuale società (sia quelli negativi che quelli positivi), non da nulla di costruttivo, non arrivando nemmeno a proporre quella che sarebbe una risposta talmente semplice da essere risolutoria: una nuova Costituzione.

Ed infatti, ma non dubito lei lo avesse notato, alcuni degli argomenti che portano non sono altro che principi “moralizzatori” che mal si conciliano con la nostra Costituzione (fortunatamente liberale e non Etica, come accade in altri Paesi a loro volta democratici) e la cui conversione in legge dubito sinceramente potrebbe superare un vaglio anche solo astratto di costituzionalità.

 

Pare infatti che il sistema che inneggiano sia di tipo “direttivo”: un decentramento completo della sovranità, che secoli di storia (dalla Rivoluzione Francese a oggi) hanno dimostrato dover essere si del popolo, ma “esercitata” non direttamente, per evitare storture, derive dittatoriali o populiste sempre possibili, come lei afferma. E in quei ragazzi che conosco che improvvisamente vedono in Grillo “l’uomo nuovo”, l’unico che “può dare ai cittadini uno strumento di tutela”, riconosco solo persone povere della voglia di determinarsi da sole in cerca di un leader, che sia pure ruler e massimo faro Morale (o Etico, forse), che dietro a slogan semplificanti e semplicistici celi, forse senza saperlo, la sola, gretta – e si, ipocrita – anima di un popolo sperso, incapace di riconoscersi come unitario e trascendere se stesso (cosa che un migliore approccio dell’italiano medio all’esperienza comunitaria ed unitaria dell’Europa aiuterebbe molto).

 

Mi permetta di concludere con un’ultima digressione: volendo vedere quale fosse il malcontento generato nelle “schiere della Giustizia” (mi consenta l’ironia, il termine è di mio conio) dai suoi articoli, ho girato parecchi forum/blog rimanendo stupefatto: l’argomento più usato è la sua età e la relativa incapacità di comprendere il nuovo che ne deriverebbe. Infatti un’altra peculiarità di costoro (e forse, però, di ogni persona che in cuor suo si senta di militare per una cultura o una idea) è il considerarsi araldi del mondo nuovo, magari pure Audace , dove proprio la democrazia come forma ipocrita e falsata di sovranità popolare verrà superata mediante la rete. La E-Democracy sulla quale filosofi, giuristi, sociologi, matematici ed ingegneri si interrogano da una decade ridotta a qualche slogan, che non solo dimentica le difficoltà tecniche, ma anche personali e la facilità di indirizzo/coartazione di un sistema simile: chi gestisce un blog, forse, non predetermina in maniera autoritativa (ed una autorità senza limiti è una dittatura) gli argomenti? Non tarpa le ali direttamente, con facoltà al di sopra del pluralismo, il pensiero avverso? Non si giova in maniera totale delle proprie schiere, le proprie claque, senza doverne mai rispondere a nessuno?

Forse, con Grillo (che è solo la faccia, però), non abbiamo tanto raggiungo il qualunquismo, ma solo il berlusconismo 2.0: quello che ha trovato, nella rete, lo strumento più rapido e meno difficile da gestire per coprire le vere valutazioni, i veri problemi.

 

PS: La domanda forse è solo accademica o comunque inutile: più che di antipolitica (che si, ritengo manifestazione politica come libertà di “agire politico” negativa), non sarebbe meglio parlare di politica positiva (quella che ha fatica i governi ed i parlamenti, dopo i partiti ed i singoli, fanno con i loro endogeni mali) e politica negativa (i fenomeni come questo, appunto)?

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