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22 décembre

Shell

Facilmente, l'argomento verrà a noia ai lettori, essendo stato ultra esposto mediaticamente. Facilmente, dirò cose scontate, da "bar sport", sulla morte di Welby, cose che vuoi tutti avrete sentito o pensato, condiviso o odiato, nei termini che preferite: ma laddove sento gente che dice che la popolazione carceraria andrebbe sfruttata come mano d'opera gratuita, e che una certa etnia va fatta lavorara gratuitamente perchè comunque non contribuisce con i propri stipendi all'economia, mi viene spontaneo non sentirmi troppo stupido per la banalità delle mie affermazioni.
Welby è morto. Come il Papa, Welby è morto dopo una -lunga- sofferenza.
Ma, -forse- diversamente dal Papa, Welby ha scelto l'ora della sua morte. Welby ha esercitato il massimo grado di autodeterminazione dell'uomo, di libertà dell'uomo, decidendo di negare a sé medesimo la vita.
Ma perché?
La  domanda è forse sciocca. Soffriva, ed è chiaro a tutti lo stato fisico in cui si trovava. Non sono lui nè lo conoscevo, ma l'orgoglio mi porterebbe a definirlo quanto meno umiliante. Una mente tanto lucida, rinchiusa in quella creta facilmente malleabile ma priva di volontà, è una immagine che non si fa in fretta a dimenticare. Così, Welby ha deciso che era l'ora di smettere.
Ma il profilo forse è un altro, o forse è anche un altro: la vita non gli era ancora negata, la libertà di vivere l'aveva persa da lungo tempo: non solo la malattia, ma anche la cocciutaggine di un sistema gliela aveva tolta, un sistema (quello attuale italiano) dove un iniziale consenso ad essere mantenuto in vita non può più essere revocato, come una presunzione assoluta di incapacità di intendere e di volere che, tuttora che sei attaccato ad un sistema di biosostentamento ti trasforma in un bene pubblico, di cui terzi decidono la destinazione.
E se quei terzi (che alla fine sono i medici esecutori, poichè, alla fine, è chi applica le cose che le regola, non chi le "indirizza") decidono nel senso di rispettare la tua volontà, non saranno "tutelati", ma autonomamente giudicati.

Sia chiaro, non semplifico la materia. Non è una questione di coscienza, né di morale. La religione non c'entra, il credo laico nemmeno. E' una questione (stupidamente) di stretto diritto, come sempre, economia docet, di sistema di bilanciamento, di sistema per evitare che il consenso non seriamente reso divenga forma di diffusa impunità dell'omicidio.
Ma, del resto, lasciamo la scelta individuale alla coscienza, alla morale, all'etica.
Ma l'individuo, colui che sceglie...lasciamo libertà della propria autodeterminazione


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