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26 octobre

"Certezzamente" parlando

Mi sembra squallido, ma così mi va oggi, che dopo 13 gg di silenzio torni a scrivere di politica, argomento notoriamente privo di logica  sillogistica o della benchè minima traccia di buon senso a prima vista. Il periodo si presta, diciamocelo, ed i motivi sono sostanzialmente riconducibili ad una unica parola: finanziaria.
Come tutti sanno, la Finanziaria è una legge, una sorta di bilancio, che tutti gli anni il Governo deve redigere ed il Parlamento deve approvare, esattamente come nelle società di capitali...i motivi sono di buon senso, c'è poco da fare.
Come tutti sanno, la legge, quale che sia, è ciò su cui si basa il nostro ordinamento (cosiddetto di civil law, diveramente da quelli di common law i quali danno una grande importanza alle sentenze dei giudici), ed è a grandi linee cogente, nel senso che in un modo o nell'altro la violazione della legge dovrebbe comportare una riparazione dello stato legale coattiva.
Forse meno sanno, perchè è gergo accademico settoriale, anche se non tecnico, che il diritto dovrebbe essere certo, ossia tale per cui io, cittadino, con gli strumenti del codice e della logica, dovrei riuscire a prevedere le conseguenze di una mia azione...comunque, già i giuristi sanno che la certezza del diritto è una aspirazione, in quanto troppe cose (l'interpretazione della norma, l'attività del giudice, i rapporti tra i soggetti, etc etc) del tutto casuali rientrano nel ragionamento. Quindi, quale sarebbe il modo per dare una parvenza di prevedibilità al diritto?
Sicuramente, una maggioranza Parlamentare forte e compatta servirebbe.
Un Governo silenzioso ma efficiente altrettanto.
Un Presidente del Consiglio altamente politico pure.
Al momento attuale, non abbiamo nessuna delle tre cose in Italia...sia ben chiaro, anche avendole con il precedente governo di Centro-destra non si sono avuti risultati migliori, poichè molto dipende anche dall'atteggiamento delle persone.

Ancora una volta, in modo inutile, mi trovo a pensare: cosa servirebbe allora all'Italia? Come evolverci?
Una nuova classe politica? Certo
Una nuova moralità pubblica? Assolutamente
Un nuovo sentimento di missione politica non-messianica? Ci mancherebbe!
Peccato che tutto questo sia ben distante, all'orizzonte
13 octobre

2 X 1

Mi si vorrà scusare se coagulerò due interventi in uno, ma ho deciso di sfruttare una duplice idea che avevo. Non è detto che i due risultino esattamente collegati, anzi è fortemente improbabile che di primo acchito vi si noti un legame, ma non di meno la mente lo cerchi arrovellandosi su chissà quali teorie. Bene, è d’uopo sapere che l’unica concatenazione esistente è data dal giorno

Le nuove ragioni del Comunismo

Una piccola premessa, a mo’ di introduzione lessicale, al successivo intervento. Quando parlerò di comunismo, d’ora in avanti, mi riferirò non alla dottrina filosofico/politica elaborata da Karl Marx e Friedrich Engels nel XIX secolo (ossia, il cosiddetto “socialismo scientifico”) ma bensì alla ben più (tristemente) nota esperienza politica dell’Ex-URSS e delle Repubbliche Socialiste in genere (ossia, il “socialismo reale”): mentre infatti la prima, come ogni ideologia o dottrina in genere, è da considerarsi fallace o giusta nella sua interezza al di là di dimostrazioni empiriche, la seconda ha fallito su (quasi) tutti i punti che si era proposta, sfociando nella terribile esperienza totalitaria che è stata.
Detto questo, il comunismo è morto, checché certi esponenti politici bipartisan di tutto il mondo dicano. La caduta dell’URSS ha “ucciso” solo quello tra gli Idoli della potenza, con buona pace dell’altro blocco risultante non solo migliore ma “eticamente giusto”.
Si pone quindi un problema di fondo, classico quando si ha a che fare con il campo sociologico e culturale (l’unico in cui l’Umanità crei o inventi veramente…spiegherò nel caso qualcuno chieda) della riottosità dei “vecchi” e dei “giovani” ad abbandonare una definizione oltre ad una categorie di pensiero, contraddicendo nel caso di specie anche il più semplice assunto della dottrina di partenza di cui si fanno epigoni (lo Storicismo e, perciò, la progressione della storia). Cosa è un comunista ora? Quale è la sua teoria di riferimento?
E’ chiaro che la “nazionalizzazione dei mezzi di produzione” non è più possibile. Si è dimostrata fallimentare nella migliore delle ipotesi, oltre che “disuguagliante”. Arroccarsi su una idea di maggiore volontà di redistribuzione della ricchezza non solo è desueto, ma non rappresenta di sicuro un carattere ipso facto connotante, tante sono le tesi e le istanze in tal senso anche da parte di chi “comunista” non si direbbe mai. E allora? Maggiore giustizia sociale? Vedi sopra. Maggiore tolleranza e comprensione per il diverso? Se ne hanno anche esempi ben distanti, per semplici ragioni di convivenza e buon senso. Quindi?
Quindi perché non usufruire del presente? O meglio, applicare a vecchie categorie un aggiornamento modernista?
La ricchezza al giorno d’oggi non è più solo fatta di risorse e denaro. È fatta di informazioni, di più disparati generi. Cultura, progresso, innovazione, tecnologia. Questo rende l’uomo di oggi ricco, non solo economicamente ma anche “spiritualmente”. Perché allora, superando di nuovo il vecchio concetto di “nazionalizzazione” (anch’esso ormai privo di significato…il maggior segnale della nascita di una comunità globale è l’esistenza di chi la denigra, ossia il movimento no-global) non pensare ad una “globalizzazione” accentuata, drastica, quasi “disumana” (o “transumana” come preferirei definirla, trasfigurante ed elevante) del sapere.

Lancio una piccola richiesta a chi legge solo questo post (e saranno 2, forse tre persone, a cui chiedo di pubblicizzarlo per una volontà di confronto): superare anche la terminologia. Non il comunismo, o Comunismo, ma…
il Condivisionismo

Comunità

Anche qui una piccola introduzione. Il giorno è lo stesso del ben più importante post precedente, perché per me ricopre un valore simbolico che, mi rendo conto, nella mia vita il “13” ha assunto (sono le 11:13 quando scrivo questo messaggio): oggi sono esattamente 7 mesi da quando ho lasciato una carica “organizzativa” nella community ondine di GdR da me frequentata, e 6 mesi esatti dal mio ultimo Log attivo.
Cosa centra questo? Non sento quasi più i “vecchi” con cui parlavo allora (salvo rare e a me care eccezioni), quindi i rapporti sono stati interrotti, unilateralmente, in modo definitivo. Perché parlarne, quindi?
Per un vezzo? Per una ossessione? Per senso di colpa?
No, per riflessione.
Fui, un tempo (2 anni fa circa…ma più corretto sarebbe dire 3 e mezzo, forse) irretito e persuaso da un pensiero preciso: la superiorità delle community online di GdR rispetto al classico party. Perché? Facile a dirsi: maggiore ricambio di persone, possibilità di “adeguamento” e personalizzazione più forte e, non da ultimo, attività creativa di gioco, gestione, regolamentazione e quant’altro accentuata. Non una manuale sic et simpliciter, ma un processo di adeguamento/modificazione che adattasse un vecchio fenomeno alle potenzialità della rete.
Rimasi persuaso per lungo tempo, ed in parte, per uno “veterano”, ritengo l’esperienza sia da fare per gli stessi motivi.
Non per un novellino o una persona immatura.
La community online, proprio per quei vantaggi, è più difficile da gestire. Quasi impossibile, se non con “negoziazioni” forti e costanti fra varie anime, come in ogni associazione. Con la mancanza, però, del faccia a faccia.
Cosa comporta, attualmente, il “faccia a faccia”? Non si è forse progredita, l’Umanità, attraverso le nuove tecnologie, tanto da superare queste (obsolete) categorie?
Certo, si è evoluta, ma nel senso errato. Al posto che mantenere l’etichetta ed il buon senso della relazione “reale” (dove si è spinti da motivi di buon senso), la rete ha garantito a chi non apprezza dette regole (gli “immaturi”, tra cui mi ricomprendo, sia ben chiaro) o sarebbe portato a non rispettarle di deviare da esse, come se nulla fosse.
Risultato? Ingestibilità se non in base autoritaria/monocratica. Cose che un party, con un master e più giocatori fisicamente presenti, non ha, se non per intrinseca incapacità del party di legare.

Alla fine, questo post ha solo un senso. Ed è una dichiarazione di resa, o meglio un dar ragione ad una persona, che so non leggerà, riguardo ad una vecchia discussione.
Si, Persona Cara, avevi ragione tu, ed io torto

11 octobre

V(I)

14 giorni. Esattamente 14 giorni dal mio ultimo intervento. A questa velocità, effettivamente, sarebbe meglio chiudere il Blog...ma perchè eliminare l'eterno monito della propria inettitudine letteraria?
La domanda non è sciocca come pare,
ma non di questo oggi voglio trattare.
E, caro lettore mio, nemmeno son momenti
per affannarmi, indiavolarmi e accigliarmi
sulla volubilità estrema degli argomenti
e su come, all'improvviso
di cento cose a dire
nemmeno una abbia viso
Comunque, voglia tu scusarmi,

ciò che segue potrebbe allarmarti
contraddire precedenti parole
e stupire certe signore.
Ma valuta bene il contenuto
poichè niente ha due faccie
come il velluto
(stupidaggine in rima, di mia personale creazione)

Sono sicuro tutti avranno notato quanto la contraddizione libertà/dovere mi sia cara. Continuerò su questo tracciato, oggi, con una tesi che potrebbe suonare scontata, e che sicuramente si presta da più punti di vista ad essere demolita sia adducendo la sua totale derivazione dalla mia educazione sia la sua possibile inesattezza logica. Per una volta, non sia mai che mi ripeta (e se lo ho già richiesto, gradirei che qualcuno me lo facesse notare), seguite i passaggi, prima acriticamente, per poi andare a sottolineare le incongruenze.
Oggetto, e punto d'arrivo, della riflessione è come l'individualismo abbia generato "orrori inimmaginabili", quasi quanto il qualunquismo o il collettivismo; siamo chiari, la personalizzazione, l'esaltazione dell'individuo nel suo libero agire e pensare è cosa buona, segno di evoluzione e quant'altro, ma mina alla sua base l'attuale tipo di convinvenza "pacifica", probabilmente cronologicamente datato e da superare: la società.
In effetti, individualismo, come anche uguaglianza formale/sostanziale e democrazia (e non sono per forza slegati questi elementi) significano che ognuno non solo può decidere cosa fare di sè, ma anche che ne ha i mezzi. Attuando i corretti comportamenti (che essi siano improntati sulla diligenza, sulla moralità, ovvero sulla mancanza di scrupoli per l'attuale discorso è irrilevante) chiunque potrebbe divenire il Presindente del Consiglio, il presidente o l'amministratore di un grandissimo gruppo finanziario o di una enorme impresa, indipendentemente da condizioni di partenza e percorsi. Certo, si può addurre che la cosa può risultare più o meno difficile, ma non impossibile.
E questo, anche in totale mancanza di capacità.
Per esemplificare: è noto che l'Alitalia sta per fallire. Perchè? Errori su errori di politica imprenditoriale. Eccessive assunzioni. Troppe commistioni con la politica. E questo perchè? I managment(s) precedenti non erano dotati delle capacità che servivano, evidentemente, e le situazioni non hanno aiutato a "sopperire" o tappare queste lacune.
Ma cosa comporta questo? Che nella maggior parte dei casi, all'egida della propria libertà/autopoiesi, i ruoli importanti a qualunque livello sono mal ricoperti. Questo non vale solo per la politica, per l'imprenditoria. Anche per la famiglia, finanche per sè medesimi.
Manca, forse, un gusto del dovere per il dovere. Meglio, l'onestà intellettuale di definire il proprio dovere. Ancora di più, l'onestà intellettuale per vedere, comprendere, riconoscere la propria "incapacità" relativa (nessuno è incapace in tutto) e, da essa, derivare la propria posizione non "umana" (io, studente di giurisprudenza, sono ho lo stesso valore umano di un senza tetto, di un assassino e persino del Papa) ma "deontologica".
Ma forse il discorso è inutile. Forse si basa su un errore di fondo che è mio ma, per egocentrismo imperante, estendo agli altri.
La scomparsa della dicotomia sfera sociale/sfera umana, quasi che, in un enorme calderone, il proprio valore umano (emotivo, e razionale) si fonda con quello sociale (economico e di status) e quello pragmatico/pratico (dell'azione e della morale)
28 septembre

Childhood's End

"Che stupidaggine"
Sarebbe lecito che alla fine del primo paragrafo di questo intervento, i lettori, non conoscendomi, pensassero una cosa simile: il punto di partenza sarà infatti frivolo, per poi dipanarsi in una - modesta - riflessione a mio parere ben più profonda sul valore della televisione, pubblica o privata che sia, in particolare nei confronti dei più "piccoli".
Ma da cosa voglio partire oggi? Da una constatazione: dopo 7 anni di assenza, Mediaset ha deciso, da un mese a questa parte, di trasmettere l'ultima stagione di un Anime (confido bene o male sappiano tutti che si tratta dei "cartoni animati" giapponesi, per semplificare) molto apprezzato, anche in virtù della raffinatezza dei disegni: Cardcaptor Sakura, ovvero un classico - anche tra i manga - di un famoso studio artistico, quello delle Clamp. La serie, di cui i fans italiani pare aspettassero da molto la conclusione (già pronta nel 1999) è ora in onda su Italia 1, sotto il nome di "Sakura, la partita non è finita", ed è prossima alla conclusione: difatti, Lunedì a rigor di logica avrebbe dovuto esserci l'ultima puntata.
Purtroppo, il palinsesto Mediaset da lunedì prevede una nuova serie, qualcosa che ricorda i Transformers (altro anime, del tipo "robottoni alieni"). La serie, quindi, rimarrà incompiuta, lasciando in sospeso l'ultima puntata, proprio quella che avrebbe dovuto giustificare il lungometraggio (Cardcaptor Sakura: The Sealed Card) che il pubblico italiano invoca a gran voce (o almeno, lo fanno gli interessati).
La domanda che mi sorge è: perchè questa scelta? Mediaset è "all'avanguardia", a prima vista, nella trasmissione di Anime, seguita da MTV che invece si è specializzata nella trasmissione di serie più "concentrate" (Cowboy Bebop, Neon Genesis Evangelion e da ultimo Full Metal Alchemist) fortemente attese e creanti un primo fenomeno di otaku (semplificando ancora, i nerd giapponesi) in Italia. La Rai, nemmeno a dirlo, è segregata su posizioni arcaiche, trasmettendo qualcosa solo la mattina, per altro serie scadenti copie di copie di ben più famosi filoni (mi riferisco alle recenti Pretty Cure che ricordano Sailor Moon per i più esperti). Ma non è tutto oro quel che luccica.
Mediaset è famosa, tra gli "esperti" (non denigrateli: sono si degli "asociali" secondo un luogo comune, ma hanno una percezione dei moti sociali molto intuitiva e stimolante), per l'attività censoria e selettiva sulle serie: a fronte del "wide open" rispetto alle serie americane, di cui poi viene chiesta la censura (si vedano i Griffin, o South Park) per i contenuti "forti", nonchè del totale rigetto dell'animazione made in Italy perchè, sicuramente, meno coagulante di pubblico, sulle serie Anime persegue una politica di traduzione e messa in onda solo di quelle aventi successo "in patria" o in altri sistemi più simili al nostro (leggasi: UK e USA); una cosa certo sensata, poichè essendo una impresa privata alla cerca di profitti (come è giusto che sia) ha interesse solo a serie "di successo", e non ad una sorta di animazione d'essay in Italia impossibile, vista la resistenza culturale ad ammettere che anche i "cartoni animati" (ed aggiungo i fumetti) possano avere un valore artistico/pedagogico e soprattutto una target diverso da quello infantile/adolescenziale; una cosa che però non giustifica le pesanti censure spesso apportate non solo alle puntate (si pensi a Lamù la mattina) o, peggio, ai dialoghi (
Slayers, in Italia meglio noto come "Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo", è stato completamente stravolto nel senso dei dialoghi, eliminando riferimenti a morte, sangue e, udite udite, mestruo). Si aggiunga la pratica di "tagliare le serie" (di cui sopra per Cardcaptor Sakura) lasciando i fan a bocca aperta.
Certo, per Mediaset, la Rai ed MTV (che però non sottostà completamente alla succesiva critica) le serie sono del tutto fungibili...allora perchè tagliare, visto e considerato che non esistono "limiti inderogabili" ma solo possibili vincoli di sospensione, causa eventi di particolare rilievo (le Olimpiadi, per dire)

Finito il primo capoverso, passo al punto dolente: la resistenza culturale cui prima accennavo.
In Giappone, e pare anche in America, viste le apertura in materia di Cartoon Network, all' Anime viene riconosciuta una maggiore importanza, un valore simbolico ed anche "sociale" di trattazione di temi che nessuno si scandalizza a veder rappresentati nei film (la sessualità, la morte, i cicli biologici, e non dimentichiamo "i dolori adolescenziali werther-style"). Nella "Vecchia" Europa, invece, una tale apertura non arriva, anzi le serie più all'avanguardia (tra tutte, Neon Genesis Evangelion), sono recluse in una rete chiaramente rivolta solo a giovani e giovanissimi, tra l'altro ad ora che non può dirsi "pienamente protetta" e con Disclaimer. Giustissimo, per carità di Dio, i piccolissimi devono essere protetti dalla visione di certe scene (Inuyasha, per dire, non si risparmia in fatto di sangue ed ammazzamenti) ma non dalla trattazione di certe tematiche in ambienti loro più confacenti. Ed ecco che torna l'esempio di Cardcaptor Sakura, dove il fratello della protagonista ha una chiara relazione più-che-amicizia con un altro ragazzo, che corrisponde i suoi sentimenti, ma che la versione italiana non ha omesso nelle scene (quasi impossibile) quanto nei dialoghi.
Avvicinare un giovanissimo (ed ora parlo di inferiori di 10 anni, perchè fortunatamente già dall'età superiore si rompono le eccessive protezioni) ad un tema come quello dell'omosessualità, per rimanere nell'esempio, porterebbe non solo alla possibilità di meglio vivere la propria sessualità, ma anche di meglio tollerare/capire/essere indifferente alle scelte in materia altrui. Ed è una fandonia che per emulazione devierebbe la moralità (e la sessualità) del bambino.
Quindi, alla fine del discorso articolato e spero comprensibile, mi chiedo: alla morte della TV pedagogica (bah) è seguita la nascita della TV bigotta e protezionista?

19 septembre

Da grandi poteri...

...derivano grandi responsabilità.
Ovvero, come la via giusta non fosse quella della Fallaci, ma quella di Peter Parker.

Mettiamo in chiaro una cosa: il mio atteggiamento è decisamente tendente all'anticlericale. Si, come modo di approcciarsi al mondo è anacronistico, ma la mia educazione (ed il mio personale pensiero sulla religione) non possono che portarmi a questo, forse meglio definibile come "anticurialismo".
Da qui partimo a parlare senza peli sulla lingua su ciò che è recentemente successo: il Papa, durante una conferenza a Ratisbona, ha citato un frase di un imperatore romano "insolente" per l'Islam che non corrispondeva al suo pensiero. Questo ha tenuto a sottolinearlo, e posso anche credere che sia vero (anche se tra le centinaia di citazioni possibili sull'Islam non capisco perchè sia andato a scegliere proprio una difforme dal suo modo di vedere); comunque, ciò che ha detto ha fatto breccia nel cuore tanto dei mussulmani radicali, quanto di quelli moderati che dei sempre più diffusi Teo-con e "cristiani militanti" (tra cui vediamo anche dei leghisti? cosa strana, ma non illogica, vista la storia del partito...ma sorvoliamo).
Meglio: ha sollevato un vespaio che sembrava essersi in parte "calmato" ieri (come era calma la guerra fredda sia chiaro) con l'accettazione delle scusa/non scuse da parte almeno di quella parte dei mussulmani si Islamici ma più interessati ad altre questioni (vedi Hamas, la cui principale battaglia è nazionalista).
Ma la Curia di Roma non può dimostrarsi debole, come intelligentemente dice Eymerich nei libri di Evangelisti: non avendo più un organo combattente diretto, nell'epoca dei media quale è il modo per non battere alla ritirata? Sottolineare come la polemica sia stata solo pretestuosa, come le affermazioni del Papa fossero giuste (e comunque difformi dal suo pensiero) e continuare con questo stupido gioco del "si mi scuso ma avevo ragione io" (di nuovo, sia chiaro, da ambo i lati).
In mattinata, si aggiunge, che i principali giornali di "destra" italiani (ma la destra non aveva smesso di esistere in Italia a favore del centro destra? Mah, intanto i neo-nazi in Germania superano lo sbarramento e sono rappresentati nel parlamento di un Lander), oltre a difendere a spada tratta il diritto di espressione del Papa, osannano la "Via di Oriana", ossia la Fallaci dell'ultimo periodo, quella che per la propria storia personale aveva sviluppato un concetto (sottolineo: a mio parere) distorto dello scontro di civiltà, esasperato al punto da avere connotazioni apocalittiche.
Ed il gioco "comunque, avevo ragione io" continua.

Ma la tesi da dimostrare con questo scarno testo non era che nel mondo moderno nessuno ammette le proprie colpe, tanto meno fa marcia indietro. Ora, sono perfettamente d'accordo che chiunque ha libertà di espressione senza alcun vincolo privato. Sono anche d'accordo che la Chiesa possa difendere le proprie ragioni con i mezzi di stampa, di pubblicità e tutto il resto. Ma sottolineo, da un maggiore potere deriva una maggiore responsabilità.
Perchè, se perfettamente tutti sanno che parte degli interlocutori di questa faccenda sono degli attaccabrighe, nessuno si è posto il problema iniziale di evitare di accendere un incendio, e far collimare la propria idea con la responsabilità civile che riveste?

14 septembre

Any Day Now, I Shall Be Released (ovvero, nulla è inevitabile)

Ritorniamo con un inusuale riferimento a Bob Dylan, ottimo assist per iniziare un cortissimo discorso che da un pochetto mi assilla.
Per iniziare, per i meno "inglesofoni", la frase protrebbe essere tradotta con "In ogni momento da ora, sarò liberato", intendendo una liberazione morale, intellettuale...qualcosa di simile a "essere sollevato".
Ma a cosa si riferisce? Non conosco per intero la canzone di Dylan (che non apprezzo eccessivamente come musicista), ma posso godere del significato simbolico che essa ha: nella mia mente, è la frase di chi, prossimo a dover prendere una decisione, si trova nella semplificante situazione di dover seguire un dettame.
Spieghiamo meglio, poichè il discorso ha qualcosa di somigliante ad una organicità: finchè rimaniamo nel campo del volitivo (poichè in fisica, allo stato attuale della scienza, esistono ancora elementi presunti necessitati), nulla è obbligato. Chiunque può scegliere, in qualsiasi momento, cosa fare. A poco vale rifugiarsi dietro al "no, esistono leggi da rispettare". E' una presunzione futile, significativa di una mentalità chiusa, se non corredata della specificazione "per vivere in modo sociale": potrei decidere, conscio delle conseguenze, di rubare, uccidere, smettere di studiare, fare ogni cosa che "il dovere" o "la legge/la morale" ritiene scorretto, senza che nessuna coercizione fisica irresistibile potesse impedirmelo.
Ed è qui il punto dolente, cosa per altro nota a tutti e da lunghissimo tempo patrimonio della consapevolezza umana: le scelte fanno paura. Ogni legge o regola è un modo di semplificare il caos dando ordine, imponendo la necessità/inevitabilità dove tutto è aperto: sostanzialmente, è un modo per evitare a chi non redige quella norma (poichè solo costui fa una scelta) di dover scegliere, se non nella limitata cerchia dell'ortodossia/eterodossia.
A poco valgono quindi, certe presunte affermazioni assolute di coraggio nell'adeguamento ad un dettame; per esemplificare, parliamo dell'aborto che pare esser tornato di moda da qualche tempo a questa parte: la ragazza madre, che decide di non abortire non per una scelta lungamente ponderata, ma perchè "ogni figlio è un dono di Dio" (e quindi rifacendosi ad un dettame) semplicemente decide di rimandare l'assunzione di responsabilità a momenti successivi, nella speranza (a parer mio vana) di poterla eludere. Ma simile si può dire di chi molte cose, anche di chi parla di "tasse ingiuste" o "ingiuste leggi del mercato".
Ora, ho gettato le basi di quella che doveva essere la mia tesi, che rapidamente espongo (poichè chi ha seguito il discorso, subito la capirà; chi non lo ha seguito, probabilmente, si è fermato a criticare qualche affermazione incidentale): il cinismo è uno dei più grandi regali facilitatori che l'uomo potesse farsi.
Mettere in dubbio tutto, ogni cosa, negando ogni "centro di gravità permanente", tanto da spingere alla estrema inerzia di riconoscere in tutto il trucco, la beffa, l'inganno, altro non fa che far entrare il Necessario nel volitivo all'infuori della legge.
Il cinico puro, estremo come solo il tempo nostro sa dare, non è diverso dal dogmatico, poichè al momento del relativismo non fa seguire il momento della tensione alla prova, della scelta, fra le possibilità, della congeniale/pretesa giusta.

17 août

Dovere e Libertà

E' strano tornare a scrivere dopo tanto, un mese esatto, dal mio ultimo intervento. E' ancor più strano considerare che fino a pochi giorni fa la voglia mi era passata, invece ora è tornata prepotente, in relazione ad un umor nero che stamattina mi assiste. Sarebbe imbarazzante spiegarlo nel dettaglio. So che tanto si capirà.
Parlando per massimi sistemi, stamattina mi si ripropone un dilemma che è alquanto vecchio nella mente umana, tanto di chi "mastica filosofia per vivere" quanto di chi "si procaccia il pane per vivere": tutti, nel bene o nel male, con autocoscienza o meno, ci troviamo costantemente di fronte al dilemma del Dovere o Libertà.
C'è chi ha risolto senza tanti scrupoli questa dicotomia, segnando una strada precisa e sicuramente "socialmente utile" (l'etica del dovere di Kant), c'è chi ne ha ravvisato un elemento problematico che esiste di certo, ma mi pare riguardare un momento successivo (l'angoscia della possibilità di Kirkegaard, per i profani ripresa anche dagli autori di Evangelion), ma nessuno a mia conoscienza, se non le religioni in maniera dogmatica, ha risolto il conflitto tra i due termini in maniera...apprezzabile.
Ogni uomo moderno "occidentale" ha l'alto valore della libertà: della libera autodeterminazione e del libero arbitrio, se vogliamo usare i due termini più in voga. Ogni uomo moderno "occidentale" è il frutto del processo di secolarizzazione, di rielaborazione della cultura classica e cristiana che ha portata a sostituire al mondo necessitato dello schema di Dio, l'esistenza libera nelle leggi della natura dell'empirismo e dell'illuminismo. Ogni uomo moderno "occidentale" ha nel proprio bagaglio anche le riscoperte successive della metafisica e dell'"alto dovere", ma vive nella sostanziale certezza del "finchè non danneggia altri, posso fare tutto".
E' di fronte agli occhi di tutti che nessuno è una isola solitaria. Secondo la teoria del Caos, ogni azione ha un effetto a domino sul resto del mondo. Qualsiasi cosa, anche la più stupida, può provocare una catastrofe se tutto si infila nel verso "giusto". La probabilità, che è quasi la versione fisica e matematica della libertà indeterminata, domina il mondo.
E' perciò altrettanto chiaro che in astratto ogni azione può danneggiare altri. Che ogni azione, non essendo possibile prevederne con assoluta certezza le conseguenze, ha un motore di puro egoismo neutro genericamente definibile come "voglio (ho la libertà di) farlo e lo farò". Ed è altrettanto chiaro che l'egoismo neutro si ciba di se medesimo, delle paure e delle gioie di ogni persona, divenendo forse il cardine della libertà pura di un singolo soggetto.
Nondimeno, è chiaro ai più, a tutti, a nessuno, che il dovere rimane. Non è solo la società che comporta il dovere, come il Dio era in epoca medioevale. Noi creiamo i nostri doveri, nella nostra libertà che è anche limitazione di noi stessi. I nostri doveri che sentiamo, mettiamo a tacere e ci vengono ricordati o rinfacciati dalle parole o dal silenzio degli altri.
Bisogna scegliere, alla fine: dovere o libertà? Ogni cosa ha questo dilemma.
E se dovere è sempre stato, che dovere sia.

17 juillet

Anacronismi

Questo sarà con tutta probabilità l’ultimo intervento prima di una lunga pausa. Dopo lo studio, gli esami (ultimo appuntamento il 21) e la “vita quotidiana” estiva, andrò in vacanza.
Non di meno, non mi pareva il caso di congedarmi con quell’obbrobrio che è stato il mio ultimo scritto, e quindi…


Il Corriere di ieri mi da ulteriore spunto, mettendomi a conoscenza di un fatto che ignoravo: la “manifestazione autoconvocata” dei pacifisti, presieduta da Gino Strada (in collegamento da Kabul) e dagli 8 senatori “dissidenti” che sono intenzionati a votare “no” al rifinanziamento delle truppe italiane in Afghanistan.
Ora, devo ammettere che l’articolo mi ha messo i brividi: il capo di una presunta “organizzazione umanitaria” che dice che il “pacifismo è finito, bisogna creare un movimento contro la guerra” mi fa spavento.
Una domanda lecita sarebbe “perché dovrebbe fare spavento una cosa simile? Pacifismo è andare contro la guerra, no?” No, cari miei. La forma è sostanza, negli slogan,  e chi faccia attività pubblica (e goda di un certo seguito, come il suddetto signor Gino Strada) lo sa perfettamente: esattamente come il movimento pacifista non si è sempre connotato come non violento, un movimento che parta da un dato non positivo ma negativo (contro la guerra) non potrebbe che darsi ad una forma di battaglia, certamente civile, ma dalle intrinseche implicazioni violente.
Sarebbe “contro la guerra” il movimento di chi sabotasse un aereo di rifornimenti militari? Certo, la guerra si fa con gli armamenti e le altre attrezzature, quindi tagliando i rifornimenti si andrebbe contro la guerra. E questo solo per fare un esempio di quanto una cosa simile, anche se mero nomen, potrebbe portarsi dietro.
Oh, ma certo, Gino Strada non è solo, se no sarebbe un fenomeno contenibile. Beppe Grillo definisce la guerra una “operazione di marketing” (complimenti per il cattivo gusto e la incapacità critica), Dario Fo, abbracciato a Franca Rame, afferma che “leggendo le cifre per la guerra gli viene il vomito” (no, non esiste una guerra buona, ma esiste una guerra necessaria: quella che l’uomo, da che mondo e mondo, ha bisogno di fare per difendersi, o per affermare se stesso), il segretario dei Cobas, Bernocchi, dice che dovremmo essere grati alla resistenza afgana, irachena e palestinese perché senza di loro non esisterebbe il movimento contro la guerra, per poi scagliarsi su Israele (bravo, vediamo il mondo da un solo punto di vista,  tanto impegnarci un pochino di più è una fesseria).
Ma che concetto di pace, o di antagonismo alla guerra, propugnano questi signori? Questo mi viene da domandarmi, in tutta franchezza.
Un’idea di pace non politically-correct, perciò solo in barba al qualunquismo imperante ed imperativo? Ma non mi pare proprio.
Un’idea di pace universale, alla christian way, dove tutti hanno ciò che gli spetta? Oh, che scemenza, non credo sarebbero d’accordo che si accennasse anche solo alla possibile vicinanza ad idee cristiane.
È una idea fanatica di pace, che si basa sulla prevaricazione dell’altro. Gli USA e Israele, come il governo che vuole mandare in Afghanistan le truppe, sono per loro il motore della pace, perciò il nemico contrapposto da annichilire nella sua ideologia. Che ci sia un frammento di verità in quello che dice, o peggio ancora un frammento di buon senso, non gli importa minimamente, la cosa che conta è demolirlo, sconfiggere il demonio e schiacciarlo sotto lo splendente sandalo della supremazia morale. A costoro non servirebbe una lezione di storia, ma un corso intensivo dalle elementari fino ai giorni nostri, per vedere dove si è smarrito il loro raziocinio, l’eredità che tanto elevano a vessillo del giusnaturalismo (i più colti parlano di guerra contraria al principio supremo di vita e giustizia…) e dell’Illuminismo razionalista, senza parlare di quello empirico di cui evidentemente mancano completamente.
  Una nota finale, indirizzata ad un uomo preciso: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’avant-garde del PCI quando ancora i Comunisti esistevano, colui che ha visto lungo e sfruttato al meglio la proprio mente di essere umano quando, anche con le dovute “riserve”, il partito italiano stava su una visione oltranzista, ha definito, in modo a mio avviso ironico, “anacronistiche” le posizioni della sinistra radicale.
Grazie, Presidente.
Le sue parole, in mezzo al ciarpame di questi altri “nuovi vecchi”, sono un balsamo per le mie orecchie.

14 juillet

Il diritto di difesa

Questo intervento sarà un po' atipico, poichè coagulerà 2/3 argomenti tutti riconducubuli alla dizione generica del titolo. Per semplicità, li dividerò in due paragrafi.

I giornali di oggi mi riportano la notizia che gli scioperi dei Taxi sono riniziati, sull'onda della rottura delle trattative con gli esperti del Ministero dello Sviluppo Economico (grande stima per Bersani, grande odio per la denominazione...sembra una organo dirigista -.-). Similmente, l'assemblea tenuta ieri dalla Associazione degli Avvocati, oltre a criticare il giuslavorista Pietro Ichino (anche editorialista del Corriere) per la sua richiesta al governo di misure più radicali sulle professioni legali, ha all'unanimità deciso che ogni "proposta di abolizione della tariffa minima è controproducente solo per gli utenti". Insomma, dal uadro che si vede oggi è chiaro che ognuno esercita il la difesa dei propri diritti quesiti in maniera...come dire, assai poco "diplomatica".
Infatti, studiando un attimo le forme di protesta, notiamo esempi da far accapponare la pelle, anzi, veri e propri illeciti passibili di sanzioni (che si spera arrivino): i taxisti scioperano a singhiozzo senza avvisi preventivi, mentre gli avvocati saltano le udienza: in questo modo gli uni vengono meno alla norma per cui, in caso di servizio pubblico, lo sciopero è sottoposto ad avviso preventivo di 7 giorni (per tutelare gli utenti e renderli in grado di arrangiarsi), mentre gli altri dilazionano i processi (secondo il principio del contraddittorio, l'udienza può tenersi solo alla contestuale presenza dei legali, poichè le parti possono essere contumaci).
Non paghi di questa beffa, i primi garantiscono le "corse urgenti" (perchè se tua moglie sta per partorire chiami un taxi...oppure, se hai avuto un incidente, chiami un taxi; suvvia! le corse urgenti saranno quelle a chi si mette a offrire surplus sulla comune tariffa), i secondi intanto garantiscono il "lavoro d'ufficio" (quello in studio), continuando a percepire l'onorario per esso.
Insomma, scioperi non scioperi, che non per forza comportano una "lotta sociale sostenuta sacrificando il proprio profitto", ma che, essendo come tali percepiti, sono così definiti.
Un Urrà ed un Evviva a chi ha deciso che, in fondo, per il bene di tutti e meglio mantenere tutto immobile (ed incredibilmente, per una volta non è il governo)


Secondo profilo problematico, Israele. Ho letto stamane su un paio di noti blog "di sinistra pacifista" che l'Israele di Olmert è un guerrafondaio, sostenitore della politica della guerra preventiva della Neo-Con way.
Sarei curioso di sapere se costoro, e chi in Parlamento li rappresenta, sanno di cosa parlano. Israele è in guerra, ragazzi miei, non solo con la Palestina ed Hamas, ma con una serie di "avversari invisibili" che lo circondano.
La reazione di Olmert è giustificata e giustificabile.

9 juillet

Il mito del "presidente di tutti"

NdJ: Per via del flop del precendente intervento, autorevolmente fattomi notare da chi a tutta ragione ha sottolineato come la materia non sia esattamente tra quelle che tratto meglio, eccomi tornare alla politica, mia Madre e Padre

I giornali e i Tg hanno fatto una gran fanfara del viaggio di Papa Benedetto XVI in Spagna, a Valencia. Cosa buona e giusta, considerando quanto le vicende della Chiesa di Roma interessi agli italiani. I Tg e i giornali, in maniera alterna, hanno dato una certa rilevanza anche ad un altro evento, inaspettato e dal canto mio "gradito": la decisione del Primo Ministro spagnolo, Zapatero, di non partecipare alla messa presieduta stamane dal Pontefice Romano.
Ora, pare che Zapatero abbia fatto un affronto alle regole di "politica internazionale", nonchè della buona educazione, nei confronti di un ospite. Pare che Zapatero, similmente, non si interessi di quel "94%" di spagnoli totalmente cattolici che se ne hanno avuto a male per questo evento. Insomma, pare che Zapatero sia un leader con manie suicide politiche, dimenticando nel nulla come "coagulare voti" cattolici.
Non ho ancora letto i giornali di oggi, dove più importanti esponenti del mondo culturale, politilogico e filosofico analizzeranno la questione e ne trarranno le proprie conclusioni. Perciò, mi limito a dare una interpretazione estremamente grezza e scontata, da bravo "profano": quella per cui, ben lungi dall'essere un atto volutamente offensivo o provocatorio, Zapatero si è solo comportato secondo coerenza.
Il programma del suo partito, prima e dopo le elezioni, era ed è stato chiaramente improntato su un laicismo in matrice, udite udite, liberale. Coppie di fatto, ricerca sulle cellule embrionali, tutti tabù che nel nostro Paese (che viene definito meno cattolico, per uno strano scherzo lessicale) dividono i "cattolici" dai "laici", dimenticandosi naturalmente di componenti estranee a queste dicotomie (la Associazione Italiana Mussulmani è contraria alle coppie di fatto, mentre -piccole- frange del mondo cattolico -anche ecclesiastico, pensate- si stanno aprendo all'idea, dimostrando una ben maggiore adeguatezza ai tempi di certi superiori). Chi lo ha votato, e non saranno stati tutti "convertiti dell'ultimo momento" (ricordiamo che l'ascesa di Zapatero è stata, quasi sicuramente, dovuta alla pessima gestione degli attentati di Madrid da parte di Aznar), avrebbe dovuto tenerne conto, e anzi sono certo lo abbia fatto.
Una politica simile da Zapatero era quindi sottointesa, ma questo non spiega l' "affronto" al Vicario di Cristo in Terra.
Ciò che spiega la reazione è, semmai, l'affronto di questo a Zapatero.
Mi spiego di nuovo: il Papa va in Spagna, ufficialmente, anche per una visita di Stato (o almeno così deve essere, mancando se no i requisiti necessari perchè quella di Zapatero fosse una "offesa di governo"). E' buona norma, quando vai da un ospite, non criticarne l'operato, non arroccarti sulle tue posizioni, nemmeno a domanda diretta.
Zapatero ha risposto come di dovere, comportandosi da Laico e volendo anche seguendo un dettame indiretto della Chiesa (di recente si è parlato di scomunica anche per chi ufficializza le coppie omosessuali). Ha svolto il suo compito di presidente di coloro che lo hanno votato, che hanno appoggiato un certo programma di governo ed un certo think tank di sapore socialista che manca tanto in Italia.
Pertanto, più che azione offensiva, parlerei di gesto logico e dovuto, a disprezzo delle ben più politically correct (e populiste) apparizioni alla messa di Fidel Castro

6 juillet

La scala orizzontale

Non so se, a chi legge, è capitato di vedere TRL su MTV di recente...nemmeno so, a dire il vero, se chi legge vi ha assistito per puro caso o per "assidua frequentazione".
Comunque, in questi giorni ho avuto questa infausta occasione, ossia quella, durante la preparazione del pranzo e della cena (riti assai catartici, come tutti quelli legati alla gestione "casalinga" potendolo fari come diversione "utile" dallo studio) di assistere a puntate direi in replica.
Normalmente, ho liquidato la classifica come "brutta" (per non apprezzamento della musica) ed il fenomeno come "a me particolarmente lontano" (i bagni di folla...bah!), perciò mi sono spesso limitato solo ad ascoltare una frase qua e là intento nei miei preparativi. Ma tra ieri e oggi ho voluto stare più attento, soprattutto ad alcuni testi, video ed interviste.
Quello che mi ha colpito è stata la mancanza di buon senso tipicamente "demagogica", e sia chiaro, non intendo con questo "giovanile".
Sono stato anche io un afficionado di MTV e, ancora prima TMC2. Apprezzavo la musica, allora, ma soprattutto la verve dei VJ, non nego (ancora Robby Gentile e La Lucia di Coloradio nel cuore): perciò, per quanto ora mi metta in cattedra, sicuramente non sono stato sempre esente da critiche...ma, ma, è col senno di poi che si notano le cose, anche se in modo ipocrita.
Ma torniamo al punto. Ho ascoltato con attenzione l'attesissimo duello Finley vs Mondomarcio, che mi ha anche non poco deluso (possibile che l'originalità sia morta? Sono copie di fenomeni di incassi d'oltreoceano dotati della "conoscenza della lingua"), analizzato il testo con un minimo di cervello, e poi deciso di suicidarmi con l'intervista.
Alla domanda "ti senti di rappresentare una generazione che non ne può più di questi insegnanti e politici che vogliono insegnare" il rapper nostrano (ARGHHHHH!) ha risposto con uno "stilosissimo" uno-due a tre dita che non bisogna insegnare ma far ragionare.
Evidentemente il soggetto in questione SA ragionare (soprattutto la sua produzione è particolarmente brava a ragionare sul suo possibile target e marketing, viste le folle di ragazzette e ragazzetti urlanti), peccato che nel suo rifiuto dell'insegnamento non ha strumenti idonei a farlo arrivare oltre l'uno-due. Frase banale, scontata, sociologicamente ed empiricamente errata. Naturalmente in barba a coloro che insegnano non per puro "gusto di prevaricazione" (non mi convincerete mai che anche il più rigido e stronzo insegnante vive solo di questo) ma rispondendo ad un valore, un principio, per non dire, cazzo, un presunto diritto di ciascuno, alla cultura e di converso alla apertura mentale (non si vive di solo pane, nè di sola socialità)
Questo mi aveva demoralizzato ieri. Oggi la botta finale. Carmen Consoli. Dico, Carmen Consoli. Non parliamo di una 20enne magrissima e platinata che fa foto sorridendo sotto chili di trucco. Parliamo di una cantautrice. Una che è stata paragonata a De André.
E Carmen Consoli cosa dice? Che il problema è questa "scala di valori verticale", per cui sei qualcuno se occupi una posizione.
Certo, il mondo è bianco o nero.
Anzi, tutto nero, tranne il faro della gioventù, e non è la gioventù di oggi che fa il domani (sempre e comunque, per altro...perchè la vita umana ha un termine inevitabile) la quale, convincendosi di simili visioni cupe, pessimiste ed antagoniste, non fa altro che operare poi una ripetizione di quello contro cui protestava.

Ragazzi, se leggerete...si, voi, tra i 14 ed i 20 anni...vi prego, rispondetemi, e fatemi capire che quelle sono posizioni personalissime che non infervorano i vostri cuoricini ribelli.

4 juillet

Il Dubbio

E' strano come la voglia di esprimere un opinione venga, il più delle volte per chi è "bastian contrario" come me (o almeno, che come me è stato spesso definito in tal modo), solo in negazione, in contrasto con un'altra posizione.
Vediamo un po' con cosa ci alletta la giornata. Dopo la mia (prima) ora di studio mattutina, mi reco a far la spesa e a comprare i giornali, da "brava casalinga" che sono. Giunto a casa, decido di concedermi ancora una piccola pausa (perchè la testa, oggi, proprio non va) e mi leggo le due testa di ampia diffusione nazionale che sono solito comprare. Tra una partita della nazionale e uno sciopero (illegale) dei taxisti, trovo un aritcolo che attira la mia attenzione, una dissertazione sul Dubbio come life-style e come vizio della società post-moderna.
Ora, l'assunto dell'articolo (o meglio, dello spunto da cui era tratto l'articolo) è che nella società post-moderna (NdJ: quella in cui viviamo) il Dubbio ha assunto una funzione talmente fondamentale da essere base delle nostre costruzioni mentali, poi ammantante di certezza con un procedimento logico decisamente privo di buonsenso o razionalità:
fin qui, siamo sul piano della condivisibilità, non nego; il problema è dopo.
Da questo assunto, infatti, si passa a dire che il Dubbio è causa di un male assai peggiore, ossia la sfiducia negli altri e nella vita, insomma motivo di nichilismo (post-moderno, appunto) e genericamente dissoluzione della società.
Vergogna! Bestemmia!
Detto autore, che non cito perchè troppo codardi di esser confrontato, sul piano intellettuale e filosofico, con la sua auctoritas, confonde in maniera sin troppo palese causa ed effetto, oppure, e la cosa sarebbe anche peggiore, rende il proprio ragionamento scorretto per una convinzione personale: infatti, dal Dubbio (che è semplice non assunzione a certezza di ogni fatto a prima vista) non deriva necessariamente una "presunzione di colpevolezza" o una "sfiducia in tutto e tutti", ma solo la necessità di indagare oltre. L'occhio indagatore che tale voglia definirsi poi dovrebbe basarsi sui fatti, non sulla persuasione del suo animo, che da elementi del tutto erronei potrebbe derivare.
Quindi, insignissimo professore, stia attento: il suo nome, per quanto Preclaro e Dotto, non le impedisce, nel Dubbio, di commettere errori

27 juin

Alla forca!

Nel Day After del referendum, che ha portato alle urne molti, molti più italiani di quello che pensassi e ha decretato il rifiuto della ultima riforma della Costituzione, avrei voluto gioire, inalzare le braccia al cielo e dire "ciao" al Paradiso, ma l'uomo razionale non può lasciarsi andare a queste manifestazioni di gioia "so vulgar" e deve continuare sulla propria strada. E così, avrei voluto fare un intervento sulla necessità di ripartire, eleggere una nuova assemblea costituente e tacciare tanto chi ritiene che la sinistra sia "una manica di conservatori", quanto chi, con mio grande rammarico e eccheggiando Rousseau, dice che "i Padri Costituenti erano migliori di noi".
L'uomo razionale questo avrebbe fatto, agendo secondo uno schema preciso e meticoloso, politicamente e architettonicamente strutturato tendente ad un unico fine: il rinnovo secondo ragione.
Ma io non sono un uomo razionale, nè relativista, come ho avuto modo di attestare tempo addietro. Per questo, rivolgo io mio occhio critico ad altro, avendo visto un'aberrazione intellettuale cui pare le sottoscrizioni non manchino.
Mi riferisco all'iniziativa "Parlamento pulito!" presente sul Blog! di Beppe Grillo.
Cappello introduttivo: per quanto negli ultimi 10 anni la sinistra si sia connotata di una nuova accezione "libertaria" (che, secondo Berselli, deriva dal fatto che la regione fisica in cui il "comunismo" è più forte ha subito storicamente una influenza fortissima del movimento anarchico), ogni tanto le forti tendenza forcaioli o "antagoniste", per usare un termine orrendo, si fanno sentire. Anche in contrasto con la Costituzione che è stata elevata a vessillo nel periodo più recente. Capisco che chi leggerà non avrà grossa dimistichezza con alcune tematiche che tratterò, prego di seguirmi, sarò il più semplice possibile.
Svolgimento: si lamenta, in quel blog, che nel nostro Parlamento ci siano troppi condannati in ultimo grado. Probabilmente, ad accuire la lamentela è il fatto che la maggior parte sia nel centro destra, e solo 2 siano del centro sinistra. Ora, la polemica è pretestuosa ed infondata costituzionalmente.
Prima di spiegare in via generale perchè la base stessa di questa polemica non abbia senso, tocchiamo i punti più "piccoli"
"Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)"
Questo signore, che non conosco, è stato condannato in ultimo grado immagino, o comunque con sentenza definitiva passata in giudicato. Ma il reato è stato poi depenalizzato. Qualsiasi fosse la pena, la depenalizzazione opera con efficacia retroattiva per principi codicistici, ossia che se un reato viene abrogato cessa l'esecuzione della pena, mentre se in corso di processo cambia la disciplina si applica la più favorevole al reo. Il principio può non piacere a chi vuole una "giustizia più forte" (non efficace) ma così è nel codice, ed è un principio di civiltà giuridica che rimette al legislatore il potere di rivalutare la lesione occorsa in caso di reato e deciderne la sorte, cambiando anche il cursus processuale dei singoli "soggetti attivi" del reato.
L'idea perciò di "cacciare dal parlamento" un soggetto sottoposto a condanna per illecito depenalizzato sarebbe un aberrazione giuridica e, credo, politica, laddove politica e morale (anzzi, etica) dovrebbero essere ben separate nella mente di ciascuno

Ma in generale, perchè questa posizione è oscena? Leggiamo la Costituzione, la nostra Bibbia Laica, la vecchia signora che fa da mamma alla Repubblica Italiana e che avrebbe bisogno di un trattamento ringiovanente, magari partorendo una nuova Costituzione che prenda il suo posto in questo difficile ruolo (ma chi si aspetta la elezione di una assemblea costituente ora?):
art 27, 3° comma "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla reiducazione del condannato"
La finalità quindi non è quella repressiva o retributiva della pena, ma rieducativa. Il soggetto va "risocializzato", deve interiorizzare il proprio crimine e rientrare nella società come una nuova utilità memore e rinnovata. Solo nei casi più estremi l'ordinamento prevede la "interdizione dai pubblici uffici", una sorte di morte civile temporanea (non si possono ricomprire cariche pubblice o cariche necessitati di autorizzazione pubblica, spesso impedisce anche di gestire il proprio patrimonio) proprio perchè una simile pena (oltre che inumana, a mio parere) nega ogni possibile rinserimento del soggetto.
Negare il diritto di tribuna ai condannati, a maggior ragione se hanno scontato la pena, quindi, non significherebbe negare questo articolo?

23 juin

Laddove l'errore è virtù

Qualcosa su questo referendum dovevo pur dirlo, anche se voglio cercare di essere il più possibile imparziale, analizzando i problemi "di fondo" che ci tiriamo dietro da molto prima di ieri, e che nessuno pare avere intenzione di risolvere domani.
Per motivi di trasparenza (e perchè non dovrei essere trasparente, parlando ad un diario?) dirò subito che sono per il No "conservativo" o "oppositivo" a seconda di quale sia la vostra personale idea, ma che non mi piace pensarla nè in un senso nè nell'altro: il No non va giustificato nè nell'intento, veramente stupido e autolesivo, di "mantenere la Costituzione del 1948 intatta", nè nella volontà di opporsi per questioni meramente politiche a qualcosa fatto da altri, ma in una analisi più precisa, ed in convinzioni personali. Insomma, la Costituzione è "la Bibbia della nostra Repubblica", e la Bibbia che senso ha se non viene anche interiorizzata e compresa nelle sue radici?

Partiamo pensando che i "Padri costituenti" (dizione oscena, diciamocelo) la hanno scritta nel 1946-1948. Quindi, non pensando certamente alla realtà politica italiana odierna, nè (soprattutto) alla realtà sociale mondiale odierna. Da questo deriva che, da svecchiare, non è solo la II parte, ma anche la I, che non prende in considerazione diritti e principi che Paesi di più recente democrazia (come la Polonia) hanno fatto propri.
In secondo luogo, male dei tempi e dei popoli, la Costituzione è stata scritta pensando ad un sistema proporzionale. Il che la ha resa "perfettamente funzionante" finchè quello ha retto (primi anni '90, con anche un referendum consultivo popolare disatteso), assolutamente debole dopo...ne sono esempio sia la riforma del Titolo V del 2001, sia la recente (e sottoposta a quesito) riforma della Parte II. Infatti, le modifiche costituzionali richiedono determinate "maggioranze" che in un sistema proporzionale nessuno, da solo, avrebbe conseguito, maggioranze che però sono tipiche del maggioritario.
L'errore quindi deriva già dal 2001: si riforma la costituzione, in un ottica di sussidiarietà e decentramento (non devolution, o meglio devoluzione, poichè la prima è ben altra cosa da uella intesa dalla Lega e da Forza Italia), dimenticando di aggiornarla sotto il profilo procedimentale, ad un sistema che (pareva) reggere in modo bipolare E maggioritario.
L'Italia torna ad essere proporzionale nel 2005.
Qualcuno si indigna non poco (anche io, decidete voi se per "ottusità di partito" o per scelta personale), altri gioiscono. Altri ancora (Tabacci, UDC; Cartimpopoli, DS), assestati su posizioni diverse riguardo una svolta proporzionalista, affermano comunque che finalmente la costituzione italiana potrebbe tornare a funzionare, essendo i 3 elementi fondamentali (Forma di Stato, Forma di Governo e Sistema Elettorale) tornati nella giusta posizione.
Ora interviene la riforma costituzionale, che per quanto se ne dica reca in sè principi su cui tanti sono paiono essere d'accordo (la fine del bicameralismo perfetto, il "premier forte", la riduzione dei parlamentari). Una riforma, però, che richiede una Italia maggioritaria (per evitare che il premier stia costantemente a sciogliere le Camere dove le maggioranze sarebbere più risicate) e bipolare (per fare in modo che il Premier fosse determinato dal partito di maggioranza assoluta, e non dalla forza di maggioranza relativa). Insomma, un sistema inglese, o anche tedesco, come governo, italiano, come elettorale.
Ora, con tutta sincerità, la vittoria del Si avrebbe degli indubbi vantaggi. Inoltre, sarebbe espressione di volontà popolare (o almeno della maggioranza di coloro che si sono interessati e recati a votare) il che la rende inevitabilemente sovrana. Ma una costituzione così riformata, già alla prova del 2011, soffrirebbe di queste incongruenze, con i rischi che ne derivano. Dire che se vince il Si ci si rimetterà le mani in corso di Legislatura è una bestemmia, senza mezzi termini, poichè significa non curarsi del responso referendario.

Questo è quanto. Aspetto con ansia Martedì, giorno di gioia e dolore in ogni caso, per altri commenti

20 juin

Relativismo e tolleranza

Per quanto la materia referendaria mi prema (ed invito solo tutti a scaricare da qui  il testo della Costituzione Italiana e leggere le modifiche alla seconda parte, valutando per conto proprio e non secondo gli spot televisivi, che come dice Sartori non fanno informazione correttamente) ho voglia di dedicarmi ad altro nell'intervento odierno, una riflessione breve che ha accompagnato il tragitto dall'Uniriscossioni di Modena a casa, con toni decisamente più romantici e melodrammatici inizialmente, poi defluiti con il tempo.

Ho/avevo la ferma convinzione di essere un relativista nel vero senso della parola. Tutte le ipotesi sono corrette, in qualsiasi campo ed in qualsiasi schema etico. Questo è il mio "credo", e ritengo che, per quanto sia opinione diffusa in certa classe politico-intellettuale che sia "il male del mondo", "la peste del nostro tempo", il pensiero relativo sia l'ultimo stadio dell'evoluzione culturale umana, probabilmente prima di un nuovo salto evolutivo di gusto fauerbechiano più che nietzcheano, verso la "divinità" come di recente intesa.
Nella mia convinzione, ho sempre creduto che fosse prima prerogativa dell'uomo relativo (e mia) la tolleranza e la pazienza, concetti chiave liberali e cattolici di recente assurti al modello post-comunista, quindi latamente "patrimonio di tutti" i popoli europei mediterranei. Ma analizzando il problema con logica e spregiudicatezza (perchè chi mai definiribbe l'uomo tollerante e paziente un "fallace", un errante, un "vizioso", volendo?) ho dovuto necessariamente approdare ad un altro risultato: una mentalità veramente relativa, che non neghi eguale valore e giustezza a nessuna ipotesi, nemmeno la più abbietta o rivoltante, una mentalità che getti l'etico, il morale ed il lecito (si, anche il lecito, in via astratta) nel fossa dell'obsoleto, non dovrebbe porsi il problema della tolleranza, in nessun caso. Una ipotesi diversa, raggiunta da se stessi o da terzi, dovrebbe semplicemente dare non luogo a procedere a giudizi, essendo "assolutamente" giusta proprio nel suo essere diversa, come nel suo essere identica.

E quindi, con mio rammarico, mi seggo tra coloro che son relativisti ipocriti, oltre che tra i positivisti mancati.
Ma non temete.
Sono un ottima (e stimolante) compagnia
10 juin

Sybillian

Ed eccoci qui, passato l’esame di Diritto Commerciale (che per inciso è stato un successo di molto sopra le aspettative, con un altro bel 30 ad ornare il libretto dopo una assenza prolungata) presi dalla Frenesia Umana, indecisi sull’argomento da trattare. Difatti, è assai vasto il patrimonio di Linee di Sangue che la Rete offre, anche se devo dire molte sono semplicemente insipide. Una però (quella che tratterò) ha colpito particolarmente la mia curiosità, andando rapidamente a salire nella scala delle priorità. Eccola qui, dunque, ma con una piccola premessa: la trinità Tzimisce-Tremere-Salubri pare essere molto apprezzata tanto dalla WW (che ne fa rispettivamente: il Clan definitivo dall’Antidiluviano più potente; il Clan più strutturato e “maggiore” nelle notti moderne; il Clan scomparso, più misterioso ed al contempo più cosciente della realtà) quanto dai fan, che si sono occupati a più riprese dei rapporti interni, delle differenziazioni della disciplina (Taumaturgia sicuramente si presta, ma anche Kouldon) e della vera storia dei suoi membri e della sua nascita (soprattutto i Salubri, ma non mancano precisazioni su Lambach Ruthven, Mika/Sascha Vykoos e Saint Germain). Alcuni “pazzi” scatenati hanno creato anche dei Frankestein mostruosi: mi riferisco all’Order of Saulot del sito “Salubri Heaven”, una bloodline che dirò solo avere Valeren, Vicissitudine e Taumaturgia, con tutto ciò che ne deriva, o i Tekyan, un ramo “africano” dei Salubri (sulla scia dei Wan Kuei asiatici) di cui però ho capito poco, sinceramente (non ho mai letto con molta attenzione Kindread of the Ebony Kingdom, vorranno scusarmi gli appassionati dei Laibon). Ecco perciò quello che direi essere il lavoro definitivo, l’ultima Linea di Sangue pensabile, a riguardo
Sybillian
Clan di Derivazione: Salubri/Tzimisce (vedi sotto)
Discipline di Clan: Auspex, Robustezza, Truemancy
Difetto di Clan: La natura del sangue di questi cainiti è fortemente instabile, viste le continue lotte intestine tra Vicissitudine e Valeren. Effettuare qualsiasi operazione con il Sangue costa il doppio del normale (tranne Abbracciare e creare Ghoul). Oltre a questo, non è possibile imparare né Valeren, né Obeah, né vicissitudine
Storia: “La storia di questa linea di sangue inizia al tempo di Alessandro Magno, ma per capirla bene bisogna tornare assai più indietro nel tempo, a quando, scampato il diluvio universale, i Cainiti tutti si coalizzarono contro un ramo della loro stirpe, accusato di essere servo di potenze ancora più maligne di quella che i Fratelli stessi erano. A quell’epoca, già molti antidiluviani si erano resi irreperibili. Il più antico tra i Sangue Blu era scomparso da secoli, e similmente la Madre di tutti i Gangrel si era allontanata dai suoi figli. Brujah slittava da un momento all’altro della storia, mentre Absimilard si era allontanato, per quanto informasse ancora della propria presenza la sua prole distruggendola. Tra i più antichi, solo 3 erano rimasti veramente saldi nel loro potere, e “vicini” ai propri figli; costoro erano fratelli prima ancora che Caino li trasformasse, e condividevano il potere di vedere la verità: costoro erano Saulot, [Tzimisce] e Malkav. Essi erano una delle Triadi, una delle Trinità che aveva spinto Caino ad scegliere coloro che avrebbero colmato la sua solitudine: la Saggezza, l’Autorità e la Conoscenza erano i loro campi, ed ognuno eccelleva. I loro rapporti erano buoni, finchè la minaccia dei Baali non si profilò all’orizzonte: allora tra i tre si sviluppò una grande lite, su chi dovesse guidare le truppe di Caino contro gli Infernalisti. Saulot rivendicava il proprio diritto, come causa del male Tzimisce rivendicava il proprio diritto, come sovrano della zona Malkav rivendicava il proprio diritto, come maggiore tra i fratelli. La lite si concluse con una battaglia. Malkav impazzì e Tzimisce perse la propria forma corporea. Saulot prevalse, ma giurò che mai più avrebbe alzato il dito contro suo fratello: il senso di colpa era così schiacciante che, dissipata la minaccia, partì per un lungo vagabondaggio. Ma tra i figli dei Progenitori la battaglia continuò fino ad un armistizio. Mentre nella Grecia antica gli aedi cantavano le gesta di Achille ed Ettore, fu siglato un patto tra i due clan per porre fine alle dispute, dannose per entrambi: ogni Salubri ed ogni Tzimisce avrebbero studiato assieme per tutta la durata della seconda decade della loro non-vita, unendo i propri sforzi nella ricerca della superiore conoscenza. Il patto prosegui per lunghi secoli, fino alla nascita degli Usurpatori e la scomparsa del clan di Saulot, con un reciproco profitto per i due clan. Notabile era la complementarietà dei due clan, come l’Arte di tramutare e l’Arte di guarire potessero compenetrarsi. E’ narrato che all’epoca del Macedone, uno Tzimisce volle imparare da un Salubri la sua Arte, a patto di trasmettergli la propria. Il rituale di legame e passaggio è raccontato con dettaglio, ma dei due scompare dalla storia ogni traccia dopo poco.” Tratto dalle Memorie di Jahel, storico malkavian (NdJ: mi devo scusare con tutti per il pezzo sopra riportato, dall’italiano poco scorrevole…la parte che segue invece è di mia personale invenzione, per spiegare quanto sopra e gli effetti che potrebbe avere avuto…infine, rimando al prossimo intervento per Truemancy, intervento che arriverà al mio ritorno da Treviso)
Bisogna sapere subito che è spesso riportato dalla WW che Vicissitudine sia una vera e propria “malattia”. Parimenti, è spesso riportato che Valeren sia una vera e propria cura universale. Nella prima edizione dei Secoli Bui, poi, era riportata una regola particolare per la sinergia tra le due discipline: se in possesso di Valeren, l’acquisto di vicissitudine era impossibile, ed anzi limitava l’effetto della disciplina di clan (-1 livello X la conoscenza di chi la aveva insegnata) e viceversa. Possiamo perciò immaginare che due Cainiti ignari della cosa si siano scambiati sangue, insegnandosi reciprocamente le discipline, ma senza accorgersi “pesantemente” degli effetti, poi traslatisi ai loro infanti, quindi sia nata la Linea di sangue
7 juin

Flavidi

Prima di gettarmi di peso sulla trattazione della Linea di Sangue che finora mi ha fatto più sbroccare, una “chicca veloce”.

Flavidi
Clan di derivazione:
Ventrue
Discipline di Clan: Ascendente, Dominazione, Malus
Difetto di Clan: La maledizione anticamente scagliata sul clan continua tuttora a tormentarne i membri. La sfortuna li accompagna costantemente, qualsiasi cosa facciano. Sottrai 1 al risultato di tutti i dadi che tirino, considerando normalmente il risultato che si ottiene (quindi un 2 ed un 1 saranno un Fallimento Critico, mentre non sarà mai possibile un Successo Critico). Inoltre, vi è il difetto dei Ventrue
Spiegazione: Vi fu un tempo, prima della Camarilla e del Sabbat, prima della rivolta Anarchica ed ancora prima che Roma cadesse, in cui la dinastia dei Sangue Blu regnava incontrastata sull’Impero, estendendo la propria influenza in ogni luogo in cui il latino venisse compreso. Era un epoca d’oro, sia per i Cainiti, sia per gli umani, poiché le macchinazioni di chi ere discendente del Figlio Prediletto di Caino, che regnò in sua vece sulla città di Enoch, erano sì giuste e lungimiranti da farne beneficiare anche chi era solo pedina.
In quell’epoca, i rami malati della Stirpe venivano estinti dai Sire o dagli Anziani con maggiori capacità di giudizio, nessun Cainita indegno pestava il terreno oltre il tempo necessario per trovarlo e sottrargli il Dono. I clan bassi, sprovvisti di onore, venivano tenuti sotto controllo nel numero per evitare che la loro corruzione tingesse la perfezione di quell’Eden, mentre i clan alti proliferavano e davano ulteriore splendore al mondo.
Ma nemmeno costoro erano del tutto immuni all’errore.
All’interno del Primo tra i Clan, vi era un vampiro, figlio del figlio del figlio di Ventrue, che massimamente dava dolore ai propri avi e pari. Egli era egoista e falso, privo della rispettabilità che era del clan. Dominava sulle regioni sopra le Alpi, grazie a sparute comunità di romani che soggiogava con il proprio potere. Non era più stato a Roma dopo l’Abbraccio, ed era noto come Flavio l’Uccisore di Ancelle, poiché bramava solo sangue delle virginali serve degli dei del Panthéon. Suo era il crimine di mancare della compassione, della rettitudine e della saggezza del reggente. Flavio era potente, si, ma era un insulto alla dinastia.
Egli ebbe tempo a volontà per perpetrare le proprie malefatte. Un intero villaggio di Galli, che si erano sottomessi volontariamente ai romani da generazioni riconoscendone la superiorità, fu trovato distrutto per opera di alcuni Lupini sotto il suo comando, aiutati da Vampiri e Stregoni. Un villaggio che si era aggrappato al proprio protettore, l’onorabile Senatore Sangue Blu Antonio, quando, pochi giorni prima dell’assalto, Flavio era venuto a chiedere che gli giurassero fedeltà.
Roma cercava di osteggiarlo. Egli era sfuggente, si diceva tramasse con i Cainiti dell’Est, una razza brutale e sadica, e da costoro avesse imparato arti arcaiche e sacrileghe, indegne della prole del Primo e Superiore tra gli Antidiluviani. Sua era fortuna sfacciata, tanto era impossibile prenderlo. Ma tale fortuna non durò per sempre.
Un giorno, fu trovato il suo rifugio da alcuni fedeli Infanti. Costoro informarono il governatore della regione, che come era stato ordinato da Roma raggiunse il posto in forze. Quel giorno Flavio venne catturato, mentre imprecava sul corpo morto di una vecchia. Era folle, ormai, ed i suoi ripetuti tentativi di fuggire furono bloccati da eventi particolari ed insoliti per un cainita, come l’inciampo, la caduta di un ramo, l’improvviso cedimento del terreno.
Di Flavio erano 7 infanti, di cui 6 vennero catturati. Del settimo non si seppe nulla.
Il nome di Flavio venne cancellato dagli annali Ventrue, i suoi domini vennero spartiti tra i Pari a lui superiori.

NdA: Chiedo particolare attenzione ai Narratori nell’utilizzare questi cainiti. Sono molto più gestibili di altre Linee di Sangue, e per nulla dissimili nei comportamenti e nella scelta degli infanti dai Ventrue. L’essere sfortunati, però, non deve limitarsi al solo uso dei dadi, ma a tutto un po’.

Disciplina Speciale: Malus
Malus è la disciplina che i Flavidi, un potere che i discendenti di Flavio hanno mutuato dal proprio difetto di clan appositamente per continuare ad avere un vantaggio sui propri nemici. Infatti, laddove già l’iniziale padronanza può “pareggiare” la situazione tra un Flavide ed un qualsiasi avversario, la completa comprensione del potere rende quasi impossibile per qualsivoglia persona fallire miseramente in ogni cosa.
Nessun Flavide è riuscito a rendere gli effetti di Malus permanenti, nemmeno ricorrendo all’aiuto della Magia del Sangue.

La disciplina si attiva spendendo un punto Forza di Volontà per concentrarsi sulla propria vittima, seguito da un tiro Occulto+Prontezza con difficoltà pari a Forza di Volontà della vittima (si applica il difetto di Clan). Ogni livello della disciplina infligge un malus di -1 su tutti i tiri effettuati dalla vittima, o colpisce una ulteriore vittima. NB: per rappresentare la padronanza che i Flavidi hanno dovuto raggiungere nella disciplina, i livelli possono essere usati contemporaneamente per entrambi gli scopi. Così, un Flavide con 3 livelli in Malus potrà colpire tre soggetti con un malus di -1, oppure 2
soggetti con un malus di -2, oppure un soggetto con un malus di -3

6 juin

Wächter

Proseguiamo il novero delle Linee di Sangue con un'altra chicca, meno "trascendente" della precendente ma non di meno gustosa. Accennerò solo in parte al lavoro "esegetico" dell'autore, abbastanza noioso e complesso da seguire

Wächter
Clan di derivazione:
Tremere
Discipline di Clan: Auspex, Dominazione, Potenza
Difetto di Clan: Non possono imparare Taumaturgia; inoltre, proprio per la loro incapacità di utilizzare Taumaturgia, non acquisteranno mai Status all'interno del Clan. Del resto, si applica il normale difetto Tremere (-1 alla difficoltà di Dominazione dei superiori)
Vantaggio di Clan: [NdA: categoria nuova, ma dopo tutti questi difetti mi pare necessaria] I Tremere conoscono un particolare modo per svolgere i propri rituali che li rende più efficaci su questi soggetti. Ogni rituale (a vantaggio o svantaggio) di un
Wächter svolto da chi è almeno apprendista del IV Circolo (il segreto è ben custodito) sortisce il doppio degli effetti. Inoltre, nell'acquisto di Robustezza e Velocità usano solo una volta e mezzo i PX richiesti per le discipline di Clan
Spiegazione: Una delle cose che chi ha appena iniziato a giocare a Vampire non potrà mai capire è come un giocatore Tremere, il clan dei "maghi cool ed oscuri", possa decidere di prendere un difetto come "Inetto a taumaturgia" (5 pt) o peggio "Incapace a Taumaturgia" (8 pt); questa incapacità di capire si rafforza se uno arriva da giochi come D&D o Stormbringer. Ora, gli autori White Wolf però hanno deciso di prevederlo, per dare spunto ai giocatori e soprattutto mettere un bastone fra le ruote a chiunque voglia fare un personaggio veramente difficile da gestire, e di questo in teoria bisogna ringraziarli (in fondo, nessuno ti obbliga a prenderti questo difetto).
Ho tratto l'idea proprio da questo e da altri manuali (NdJ: segue un elenco di 25 manuali che vi evito...segnalo solo il Libellus Sanguinis II e House of Tremere)
Un Tremere incapace a Taumaturgia avrà sicuramente suscitato l'interesse "scientifico" dei propri "Fratelli", la curiosità di capire il procedimento o solo la paura che, come una volta fosse destinata all'estinzione la loro vena magica, ora anche Taumaturgia stesse perdendo potere. Ora, immaginiamo che con anni di studi si sia accertato che il problema non è "Taumaturgia" ma è il soggetto Abbracciato, che per una serie di circostanze risulta privo del potere di "formare la realtà grazie alla forza mistica del proprio sangue" (NdJ: "To shape reality out of his Blood Curse power") e che dette circostanze siano state "verificate" in modo relativamente sicuro. Ci troviamo davanti ad una ulteriore conoscenza del Clan, difficilmente utile a prima vista.
Ma immaginiamo anche che, alla incapacità ad utilizzare Taumaturgia, segua una strana capacità a viluppare doti fisiche, in cui il clan non eccelle certo. Insomma, ci troveremmo davanti ad un Tremere in grado di "picchiare" abbastanza, senza soccombere alle prime avvisaglie di combattimento. Una ottima bodyguard, interna al clan e sottoposta senza problemi agli Anziani.
Insomma, una piccola risorsa da sostituire ai Gargoyle, per altro Abbracciata normalmente ed in grado di Abbracciare normali Tremere (NdJ: credo intenda dire "dotati di Taumaturgia", visto che nel filo logico la peculiarità della Bloodline dipende solo da fattori interni a chi viene Abbracciato).
Sconsiglio vivamente a Narratori e Giocatori di usare però questa Linea di Sangue al di fuori di campagne "solo Tremere", e mai (MAI) con riguardo a Tremere antitribù. Il segreto è custodito gelosamente a livelli molto alti, livelli da cui la defezione significa morte istantanea. Pensate ai
Wächter come un lusso riservato a pochi Reggenti, maiin misura superiore ai 2/3 per Coterie
4 juin

Zauberer

Nda: con "enorme" piacere di chi ancora legge questo Blog ed è appassionato per i giochi White Wolf, inizio una nuova sezione in cui "metterò al servizio" tutto il mio sapere, segnatamente le informazioni assunte da altri siti e personali pensieri.
Per ora, il tutto si limiterà all'indicazione di alcune Bloodline che ho trovato e "creato", naturalmente non distinguendole, sperando che diano spunti ai vari master

Zauberer
Clan di derivazione:
Tremere (e già, proprio così, una "bloodline" Tremere...aspettate di leggerla)
Discipline di Clan: Auspex, Taumaturgia, una delle 9 sfere di Mage (prevalentemente, Force)
Difetto di Clan: Oltre al normale difetto Tremere (il vincolo al Clan), gli Zauber per la particolare natura che li caratterizza sono percepiti come anatema da qualsiasi essere. Un Vampiro che abbia Umanità superiore a 5 proverà totale disgusto per questi soggetti (il limiti si applica anche a Sentieri equivalenti), un Lupino lo percepirà come purissimo Wyrm, un Fatato come un essere privo di totalmente Glamour, un Cacciatore come un demone, etc etc. Questo non solo rende molto più difficili le imprese sociali (di base, un +3 a difficoltà, +1 con umani) ma potrebbe facilmente portare a scontri.
Spiegazione: Ora, ci sono ben 2 cose che non vanno in questa bloodline in teoria: (1) I Tremere, visti i fallimenti dei Telyav e l'aberrazione degli antitribù, non sono un clan da creare una linea di sangue; (2) l'Abbraccio, di base, ammazza l'Avatar, quindi come è possibile che un vampiro abbia delle sfere di True Magick?
Andiamo con ordine: la particolare natura di questa "linea di sangue" giustifica la sua esistenza, che non dipende da esperimenti di "procreazione" come è accaduto per i City Gangrel o da volontà di indipendenza come gli Antitribù, ma piuttosto da un evento inaspettato come per le Ahrimane: al momento dell'Abbraccio, l'Avatar, prossimo a essere dissipato, viene "inghiottito" (o trattenuto, se volete) nella corruzzione della non-morte, e rimane per sempre fissato al suo protetto. Perciò la "prole" di un Tremere Zuberer potrebbe essere un normale Tremere, poichè non si sono verificate quella serie di coincidenze tali da generare questa singolarità; inoltre, la rigida struttura Tremere non purga nessuno di questi individui perchè si rende conto della loro estrema utilità, potendo padroneggiare (ed imparare) le Sfere di Magia della True Magick...ditemi, quale Reggente non vorrebbe al proprio servizio un soggetto che non solo può utilizzare Taumaturgia come ogni suo "Fratello" di clan, ma è anche capace di "Trasmutare Forze Minori", quindi per esempio modificare luce elettrica in luce solare e far bruciare qualsiasi nemico? E questo solo per fare un esempio estremamente stupido...
Problematico è il lato del "perchè questo avviene? Perchè l'Avatar non viene dissipato?" eheh, è qui il lato divertente...vediamo un pochetto: chi ha dimistichezza con Mage sa che esiste una "punizione" per chi infrange pesantemente il Codice, ossia il Gilgul: l'uccisione spirituale dell'Avatar (il parallelo della Diablerie, per dire). Avere a che fare con un Tremere, per l'Ordine di Hermes, è una infrazione pesantissima del codice, passibile di Gilgul. Mi pare che anche i Celestial Corus e gli Akashic Brother la vedano così, ma potrei sbagliare. Quindi, noi abbiamo il rischio per un Mage che venga contattato da un Tremere di essere...come dire..."demageizzato", ecco, divenire un comune mortale, perdendo anche l'anima, a quanto posso intendere...una cosa orrenda.
Ora, l'Avatar è "a shard of Divinity in Mage's Soul", un frammento di Divinità nell'Anima del Mage. Se il Gilgul avviene a dovere, l'Anima viene estirpata, e via così. Ma se l'Anima resiste, si può ottenere lo stesso effetto "interrompendo" il contatto tra l'Avatar e l'Anima stessa...come se si interrompesse un circuito, frapponendo un "isolante". L'Avatar non è scomparso, è lì che aspetta qualcosa che lo ricolleghi al Mage. Ora, la Maledizione di Caino è un isolante più che degno di nota, normalmente, forse anche un "virus" che uccide in tutto e per tutto l'Avatar. Ma immaginiamo che l'isolante frapposto dal'Ordine e la Maledizione si annullino a vicenda, e che l'Avatar d'un tratto si veda rivitalizzato dalla potenza di Caino. Ecco, ne verrà corrotto, plasmato, deformato, ma rimarrà, si adatterà.
Bene, detto questo, immaginiamo il caso: Mister T, un Mage, ha rapporti costanti con un Tremere. L'Ordine lo viene a sapere, e Mister T viene Gilgullizzato. Il Tremere, pensando però che Mister T possa essere utile al clan con le sue conoscenze, lo Abbraccia a questo punto, non avendo lui nulla da perdere. Ci sono due ipotesi: o il Gilgul è avvenuto precisamente, quindi Mister T passerà il resto della propria esistenza come un Tremere...o l'Abbraccio risveglierà l'Avatar, e avremo uno Zauberer.
Figo no?

1 juin

Would You Bite The Hand?

Parliamo di un genere assolutamente ostracizzato, a cui anche un "fascista musicale" come me ha inizialmente voltato le spalle, leggermente schifato. Parliamo di un genere che molti non conoscono e di cui quasi nessuno sognerebbe di comprarsi un album, e di una autrice che assai poco è rispettata nella Vecchia Europa, anche in virtù dell'accessiva "commercialità" dei suoi lavori.
Parliamo di Yoko Kanno e della colonna sonora dell'anime "Wolf's Rain".
Ora, chi storce il naso dovrebbe attendere un attimo, leggere quantomeno quel poco che riesco a dire su una compositrice che ho scoperto tramite un altro anime (il più famoso Cowboy Bebop) e che in 5 album (tre di OST di CB, 2 di WR) dimostra una capacità poliedrica degna dei migliori artisti.
Nelle linee che scrive, tanto per orchestra (si, orchestra, non synth...e badate bene, negli strumenti classici, primo tra tutti il piano, i giapponesi hano dimostrato negli ultimi 50 anni una fenomenale bravura) quanto per singolo strumento, si mescolano le più varie sonorità, dal latin (vedi çoracao selvagio) al Night-Jazz (vedi Cuore Amaro, un pezzo molto Cammarriere/Paolo Conti in italiano, lingua del tutto ignota nella terra del Sol Levante per le scarse partnership commerciali), passando per improvvise cariche di pathos morriconiane (Face On mi fa venir da piangere, non per la tristezza, ma per la sospensione...è un pezzo di una potenza inaudita, non sonora, solo emotiva, solo...boh, è semplicemente indefinibile) e ballad (dal dubbio significato, purtroppo...la decontestualizzazione si sente pure troppo...si veda sotto Would You Bite The Hand?).
Ma come per le OST di Cowboy Bebop (più incentrate sul filone Bebop, appunto, quindi dal sapore parkeriano, soprattutto Autumn in Ganymede, o da Big Band, come la sigla Tank!), è il mood che conta, l'atmosfera che si crea...per tutti (e questa cercatevela) basta sentire la traccia due del secondo disco, ossia Shiro, Long Tail's, una apoteosi.

La carenza è però sui testi...ve ne posto uno, dalla canzone che da il titolo a questo intervento, perchè possiate capire:
Some people just want more
As for me, I got all that I need

Do you still think that we're not brave if we don't bleed?
We've seen so much blood and violence already, how much do you need?
You howl and fight your war and talk of being free
Won't let you in, they're just usin' you, so why won't you see?

Some people are born so much closer to the sun
Holdin' out their hands and grabbin' golden rays, they are the chosen few
But we both know of course that's not you or me
And I'd be telling the truth if I said it don't matter, so how 'bout you?

Can you tell me really you don't need it, you don't want it
If you can, cool, if you can't, the difference between us

People are born with
People are born without
Some people have
And others want
What some go without
Some people live free
Some people just want more
As for me I got all that I need
Don't got much, but I got what I need

Some people are always reachin' for some things that they don't need
I'll tell you now with thoughts like that there will never be enough
Some people are always struggling for something that is not
I'll tell you something now that I'm really just fine lovin' what I got