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9月20日 "For we know our duty is trust"Forse sarà solo che è riniziata la stagione di approfondimento di La7, con il sempre presente Otto e mezzo di Giuliano Ferrara e L'Infedele di Gad Lerner, forse sarà il clima politico che mi stimola, ma una domanda che mi pongo spesso in questi giorni è: cosa fa funzionare uno Stato? Ed a dire il vero, la domanda è estensibile: cosa fa funzionare una istituzione? Una organizzazione? Una struttura sociale di qualsivoglia tipo, dalla più semplice (una coppia) alla più complessa (una federazione di Stati)? La risposta è di una semplicità sconcertante: la fiducia. La fiducia non solo nell'altro, ma anche nel "superiore", nel "gestore", nell'"amministratore". Incredibilmente, sembra mancare questo nella nostra Italia d'oggi (e forse è sempre mancato). Siamo ai fatti di attualità parlando della "risposta alla politica" con i vaffa: che sia antipolitica o meno ha poca importanza per quello che voglio dire, poichè essa segnala una sfiducia talmente radicata da essere quasi comica oltre che contradditoria: l'88% degli elettori italiani ha partecipato all'ultima consultazione elettorale, un picco che segna un forte "sentire" politico, magari di pancia ma presente...un forte sentire che oggi implode su se stesso denigrando o sentendosi tradito da ogni scelta, decisione presa dove le decisioni non si possono evitare. Insomma, si dice "vi abbiamo eletto, ma non ci fidiamo comunque di voi", coprendosi comunque dietro alla legge elettorale, alla inammovibilità della classe politica o - per dire una cosa strausata - al complotto ordito per tenere il popolo (cui "La sovranità appartiene...la esercita nelle forme e limiti della Costituzione", dice la nostra Carta Fondamentale, art 1.2) sotto il giogo di indeterminati potenti. Il Gran Nemico, insomma. Così non si pensa che, nelle miserie della contrattazione (quale è la politica sempre e comunque), ci possa essere un disegno preciso, giusto secondo chi lo esegue e, persino, utile alla collettività (o alla maggioranza di essa): non si crede in nessuna scelta, lamentandone l'ingiustizia. Il discorso si applica perfettamente alle tasse, alla rivoltà fiscale, persino alla Chiesa (istituzione che si sa non ami particolarmente). E così, anche io che sono un convinto Relativista agnostico, devo trovarmi d'accordo con Bertone: la crisi italiana è morale, e, si, per una mancanza di fede in dio. Ma non quel Dio dei Popoli, delle Genti e della Croce: bensì quello più prosaico, di Feuerbach, presente in ogni uomo 9月17日 IMQChi non ricorda quella vecchia pubblicità, con un cane, due bambini e tanti elettrodomestici, dove veniva insegnato a fidarsi di una sola attestazione di qualità? Era una pubblicità simpatica, fatta per colpire anche i più giovani e non solo i diretti interessati. Al di là della nota nostalgica, mi ritrovo anche oggi a scrivere sulla questione Grillo. Ed invero è particolare come questa persona, con pochi giorni di agire sociale particolarmente roboante, sia riuscito a riaccendere la mia voglia di scrivere e parlare. E' di ieri sera la notizia che presterà "il proprio marchio di certificazione morale" alle liste civiche dei cittadini (che poi avranno autonomia) per le elezioni amministrative: un'ottima idea, si potrebbe dire, visto che le liste civiche sono permesse nel nostro ordinamento come "manifestazione del pensiero nell'agire collettivo", e che esse rappresentano movimenti che meglio rappresentano, forse, gli abitanti di una determinata zona politico-amministrativa. Eppure, ci sono svariate sciocchezze in questa idea maggiormente rappresentate dalla stessa "idiozia" di un marchio di qualità morale per dette liste (e che marchio: la stessa faccia di Grillo; alla faccia del personalismo) quando, gira che ti rigira, un sindaco, un assessore o un qualunque membro di vertice degli enti locali prima che un "brav'uomo" (nozione inflazionata e scarsamente definibile, visto che il giusnaturalismo si presta a giustificare tutto e nulla) deve essere un bravo amministratore, conscio non solo della volontà della gente ma anche di quelle esigenze che essa non sa di avere. Facciamo un esempio semplice: gli inceneritori. Un problema tremendo che le stesse giunte faticano a risolvere per la paura di contraccolpi elettorali. La lista civica che si presentò a Modena non molto tempo fa si opponeva fermamente, denunciando la pericolosità dell'impianto e dicendo che i rifiuti potevano essere "stockati" altrove, per esempio in Germania. L'attuale sindaco (e l'attuale presidente di Provincia), che vinsero le elezioni di un pelo e solo perchè qui in Emilia-Romagna ci siamo intestarditi su un'unica compagine politica (senza lamentarci però di come veniamo governati...si veda l'esempio di altre regioni che, governate dallo stesso partito da 30 anni, lamentano le carenze amministrative), fecero l'inceneritore consentendo una diminuzione radicale delle spese per i rifiuti dell'intera zona di copertura (che in parte prende anche Parma), dando luogo a una non ininfluente riduzione dell'addizionale IRPEF. Ora, ditemi, una lista civica, mancante di amministratori qualificati, potrebbe fare una cosa simile? Avrebbe le competenze (e l'onestà intellettuale, che viene ben prima di quella morale nell'agire della politica) per fare una cosa diversa da quella prospettata ai cittadini, o presentarsi ancora prima con un programma contrario alla "cura del proprio giardino"? Scusatemi se ne dubito. L'ultima cosa che mi fa indignare, devo dire, è la miopia dello stesso Grillo: lamenta la immoralità della classe politica, ma anche tanti altri difetti della stessa politica italiana. Chiama in causa De Gasperi e altri Padri della Repubblica (anche questo, termine inflazionato) sventolando forme di democrazia diretta come se nessuno avesse mai visto i rischi (enormi) che comportano, prima delle storture (che la democrazia indiretta ha, non va negato), dimenticando che siamo tutti frutto dello stesso ambiente sociale. Mastella, Fassino, D'Alema, Fini, Casini, Bossi, Berlusconi...tutti italiani. Tutta gente che capta l'indirizzo sociale e morale italiano. Ed allora, forse, prima che di distacco della gente dalla politica (che esiste nella misura in cui continua a parlarsene...altro argomento di discussione), bisognerebbe parlare della gente stessa, che pur di avere qualcosa contro cui andare non riconosce nemmeno sè medesima. Sempre meglio. Sulla strada dell'oltre sè nel prima di sè 9月16日 Lettera ad Eugenio ScalfariManco da questo blog da moltissimo tempo, ma solo di recente ho sentito la pulsione di tornare a scrivere: mi scuso quindi con i miei 5 (15 li abbiamo persi per strada) lettori, se il primo post sarà una lettera aperta, recapitata stamane alla redazione di Repubblica. --------------------------------------- Esimio dottor Scalfari, per quanto probabilmente leggerà in continuazione e-mail di persone ben disposte nei confronti delle sue analisi, ho sentito doveroso dopo lungo tempo farle arrivare anche la mia “voce”: sono un ragazzo ancora ben distante dalla maturità, ma che per inclinazione personale, oltre che per sano interessa accademico (sono convinto capisca quanto ,per uno studente di giurisprudenza, l’attualità politica possa essere rilevante), occupa il proprio tempo libero leggendo la Repubblica, sempre alla ricerca di suoi editoriali che, sinceramente, apprezzo massimamente per lucidità e stile. Condivido pienamente la sua valutazione sul V-day di Grillo (che sento ancora più vicino perché verificatosi proprio a Bologna, dove studio, in una piazza dove passo ogni mattina) e sulla tendenza anarcoide del popolo italiano, che trova le sue radici probabilmente in un portato storico tutto particolare: così, mentre la Francia creava un regno unitario e la Germania si riconosceva in una cultura comune (quella Romantica), l’Italia si pasceva dei propri particolarismi, sempre alla ricerca di un “uomo forte” che le desse unità (chissà Cavour cosa direbbe oggi dello stato che tanto faticosamente, anche con operazioni dotate di scarso scrupolo, costituì). Condivido anche la sua visione del movimento antipolitico che si sta formando attorno a quell’uomo, una sorta di “movimento ultrademocratico” che trova nella Rete la propria aggregazione, ma che a parte un tremendo “NO” che riecheggia su ogni elemento dell’attuale società (sia quelli negativi che quelli positivi), non da nulla di costruttivo, non arrivando nemmeno a proporre quella che sarebbe una risposta talmente semplice da essere risolutoria: una nuova Costituzione. Ed infatti, ma non dubito lei lo avesse notato, alcuni degli argomenti che portano non sono altro che principi “moralizzatori” che mal si conciliano con la nostra Costituzione (fortunatamente liberale e non Etica, come accade in altri Paesi a loro volta democratici) e la cui conversione in legge dubito sinceramente potrebbe superare un vaglio anche solo astratto di costituzionalità.
Pare infatti che il sistema che inneggiano sia di tipo “direttivo”: un decentramento completo della sovranità, che secoli di storia (dalla Rivoluzione Francese a oggi) hanno dimostrato dover essere si del popolo, ma “esercitata” non direttamente, per evitare storture, derive dittatoriali o populiste sempre possibili, come lei afferma. E in quei ragazzi che conosco che improvvisamente vedono in Grillo “l’uomo nuovo”, l’unico che “può dare ai cittadini uno strumento di tutela”, riconosco solo persone povere della voglia di determinarsi da sole in cerca di un leader, che sia pure ruler e massimo faro Morale (o Etico, forse), che dietro a slogan semplificanti e semplicistici celi, forse senza saperlo, la sola, gretta – e si, ipocrita – anima di un popolo sperso, incapace di riconoscersi come unitario e trascendere se stesso (cosa che un migliore approccio dell’italiano medio all’esperienza comunitaria ed unitaria dell’Europa aiuterebbe molto).
Mi permetta di concludere con un’ultima digressione: volendo vedere quale fosse il malcontento generato nelle “schiere della Giustizia” (mi consenta l’ironia, il termine è di mio conio) dai suoi articoli, ho girato parecchi forum/blog rimanendo stupefatto: l’argomento più usato è la sua età e la relativa incapacità di comprendere il nuovo che ne deriverebbe. Infatti un’altra peculiarità di costoro (e forse, però, di ogni persona che in cuor suo si senta di militare per una cultura o una idea) è il considerarsi araldi del mondo nuovo, magari pure Audace , dove proprio la democrazia come forma ipocrita e falsata di sovranità popolare verrà superata mediante la rete. La E-Democracy sulla quale filosofi, giuristi, sociologi, matematici ed ingegneri si interrogano da una decade ridotta a qualche slogan, che non solo dimentica le difficoltà tecniche, ma anche personali e la facilità di indirizzo/coartazione di un sistema simile: chi gestisce un blog, forse, non predetermina in maniera autoritativa (ed una autorità senza limiti è una dittatura) gli argomenti? Non tarpa le ali direttamente, con facoltà al di sopra del pluralismo, il pensiero avverso? Non si giova in maniera totale delle proprie schiere, le proprie claque, senza doverne mai rispondere a nessuno? Forse, con Grillo (che è solo la faccia, però), non abbiamo tanto raggiungo il qualunquismo, ma solo il berlusconismo 2.0: quello che ha trovato, nella rete, lo strumento più rapido e meno difficile da gestire per coprire le vere valutazioni, i veri problemi.
PS: La domanda forse è solo
accademica o comunque inutile: più che di antipolitica (che si, ritengo
manifestazione politica come libertà di “agire politico” negativa), non sarebbe
meglio parlare di politica positiva (quella che ha fatica i governi ed i
parlamenti, dopo i partiti ed i singoli, fanno con i loro endogeni mali) e
politica negativa (i fenomeni come questo,
appunto)? |
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