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28 September

Childhood's End

"Che stupidaggine"
Sarebbe lecito che alla fine del primo paragrafo di questo intervento, i lettori, non conoscendomi, pensassero una cosa simile: il punto di partenza sarà infatti frivolo, per poi dipanarsi in una - modesta - riflessione a mio parere ben più profonda sul valore della televisione, pubblica o privata che sia, in particolare nei confronti dei più "piccoli".
Ma da cosa voglio partire oggi? Da una constatazione: dopo 7 anni di assenza, Mediaset ha deciso, da un mese a questa parte, di trasmettere l'ultima stagione di un Anime (confido bene o male sappiano tutti che si tratta dei "cartoni animati" giapponesi, per semplificare) molto apprezzato, anche in virtù della raffinatezza dei disegni: Cardcaptor Sakura, ovvero un classico - anche tra i manga - di un famoso studio artistico, quello delle Clamp. La serie, di cui i fans italiani pare aspettassero da molto la conclusione (già pronta nel 1999) è ora in onda su Italia 1, sotto il nome di "Sakura, la partita non è finita", ed è prossima alla conclusione: difatti, Lunedì a rigor di logica avrebbe dovuto esserci l'ultima puntata.
Purtroppo, il palinsesto Mediaset da lunedì prevede una nuova serie, qualcosa che ricorda i Transformers (altro anime, del tipo "robottoni alieni"). La serie, quindi, rimarrà incompiuta, lasciando in sospeso l'ultima puntata, proprio quella che avrebbe dovuto giustificare il lungometraggio (Cardcaptor Sakura: The Sealed Card) che il pubblico italiano invoca a gran voce (o almeno, lo fanno gli interessati).
La domanda che mi sorge è: perchè questa scelta? Mediaset è "all'avanguardia", a prima vista, nella trasmissione di Anime, seguita da MTV che invece si è specializzata nella trasmissione di serie più "concentrate" (Cowboy Bebop, Neon Genesis Evangelion e da ultimo Full Metal Alchemist) fortemente attese e creanti un primo fenomeno di otaku (semplificando ancora, i nerd giapponesi) in Italia. La Rai, nemmeno a dirlo, è segregata su posizioni arcaiche, trasmettendo qualcosa solo la mattina, per altro serie scadenti copie di copie di ben più famosi filoni (mi riferisco alle recenti Pretty Cure che ricordano Sailor Moon per i più esperti). Ma non è tutto oro quel che luccica.
Mediaset è famosa, tra gli "esperti" (non denigrateli: sono si degli "asociali" secondo un luogo comune, ma hanno una percezione dei moti sociali molto intuitiva e stimolante), per l'attività censoria e selettiva sulle serie: a fronte del "wide open" rispetto alle serie americane, di cui poi viene chiesta la censura (si vedano i Griffin, o South Park) per i contenuti "forti", nonchè del totale rigetto dell'animazione made in Italy perchè, sicuramente, meno coagulante di pubblico, sulle serie Anime persegue una politica di traduzione e messa in onda solo di quelle aventi successo "in patria" o in altri sistemi più simili al nostro (leggasi: UK e USA); una cosa certo sensata, poichè essendo una impresa privata alla cerca di profitti (come è giusto che sia) ha interesse solo a serie "di successo", e non ad una sorta di animazione d'essay in Italia impossibile, vista la resistenza culturale ad ammettere che anche i "cartoni animati" (ed aggiungo i fumetti) possano avere un valore artistico/pedagogico e soprattutto una target diverso da quello infantile/adolescenziale; una cosa che però non giustifica le pesanti censure spesso apportate non solo alle puntate (si pensi a Lamù la mattina) o, peggio, ai dialoghi (
Slayers, in Italia meglio noto come "Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo", è stato completamente stravolto nel senso dei dialoghi, eliminando riferimenti a morte, sangue e, udite udite, mestruo). Si aggiunga la pratica di "tagliare le serie" (di cui sopra per Cardcaptor Sakura) lasciando i fan a bocca aperta.
Certo, per Mediaset, la Rai ed MTV (che però non sottostà completamente alla succesiva critica) le serie sono del tutto fungibili...allora perchè tagliare, visto e considerato che non esistono "limiti inderogabili" ma solo possibili vincoli di sospensione, causa eventi di particolare rilievo (le Olimpiadi, per dire)

Finito il primo capoverso, passo al punto dolente: la resistenza culturale cui prima accennavo.
In Giappone, e pare anche in America, viste le apertura in materia di Cartoon Network, all' Anime viene riconosciuta una maggiore importanza, un valore simbolico ed anche "sociale" di trattazione di temi che nessuno si scandalizza a veder rappresentati nei film (la sessualità, la morte, i cicli biologici, e non dimentichiamo "i dolori adolescenziali werther-style"). Nella "Vecchia" Europa, invece, una tale apertura non arriva, anzi le serie più all'avanguardia (tra tutte, Neon Genesis Evangelion), sono recluse in una rete chiaramente rivolta solo a giovani e giovanissimi, tra l'altro ad ora che non può dirsi "pienamente protetta" e con Disclaimer. Giustissimo, per carità di Dio, i piccolissimi devono essere protetti dalla visione di certe scene (Inuyasha, per dire, non si risparmia in fatto di sangue ed ammazzamenti) ma non dalla trattazione di certe tematiche in ambienti loro più confacenti. Ed ecco che torna l'esempio di Cardcaptor Sakura, dove il fratello della protagonista ha una chiara relazione più-che-amicizia con un altro ragazzo, che corrisponde i suoi sentimenti, ma che la versione italiana non ha omesso nelle scene (quasi impossibile) quanto nei dialoghi.
Avvicinare un giovanissimo (ed ora parlo di inferiori di 10 anni, perchè fortunatamente già dall'età superiore si rompono le eccessive protezioni) ad un tema come quello dell'omosessualità, per rimanere nell'esempio, porterebbe non solo alla possibilità di meglio vivere la propria sessualità, ma anche di meglio tollerare/capire/essere indifferente alle scelte in materia altrui. Ed è una fandonia che per emulazione devierebbe la moralità (e la sessualità) del bambino.
Quindi, alla fine del discorso articolato e spero comprensibile, mi chiedo: alla morte della TV pedagogica (bah) è seguita la nascita della TV bigotta e protezionista?

19 September

Da grandi poteri...

...derivano grandi responsabilità.
Ovvero, come la via giusta non fosse quella della Fallaci, ma quella di Peter Parker.

Mettiamo in chiaro una cosa: il mio atteggiamento è decisamente tendente all'anticlericale. Si, come modo di approcciarsi al mondo è anacronistico, ma la mia educazione (ed il mio personale pensiero sulla religione) non possono che portarmi a questo, forse meglio definibile come "anticurialismo".
Da qui partimo a parlare senza peli sulla lingua su ciò che è recentemente successo: il Papa, durante una conferenza a Ratisbona, ha citato un frase di un imperatore romano "insolente" per l'Islam che non corrispondeva al suo pensiero. Questo ha tenuto a sottolinearlo, e posso anche credere che sia vero (anche se tra le centinaia di citazioni possibili sull'Islam non capisco perchè sia andato a scegliere proprio una difforme dal suo modo di vedere); comunque, ciò che ha detto ha fatto breccia nel cuore tanto dei mussulmani radicali, quanto di quelli moderati che dei sempre più diffusi Teo-con e "cristiani militanti" (tra cui vediamo anche dei leghisti? cosa strana, ma non illogica, vista la storia del partito...ma sorvoliamo).
Meglio: ha sollevato un vespaio che sembrava essersi in parte "calmato" ieri (come era calma la guerra fredda sia chiaro) con l'accettazione delle scusa/non scuse da parte almeno di quella parte dei mussulmani si Islamici ma più interessati ad altre questioni (vedi Hamas, la cui principale battaglia è nazionalista).
Ma la Curia di Roma non può dimostrarsi debole, come intelligentemente dice Eymerich nei libri di Evangelisti: non avendo più un organo combattente diretto, nell'epoca dei media quale è il modo per non battere alla ritirata? Sottolineare come la polemica sia stata solo pretestuosa, come le affermazioni del Papa fossero giuste (e comunque difformi dal suo pensiero) e continuare con questo stupido gioco del "si mi scuso ma avevo ragione io" (di nuovo, sia chiaro, da ambo i lati).
In mattinata, si aggiunge, che i principali giornali di "destra" italiani (ma la destra non aveva smesso di esistere in Italia a favore del centro destra? Mah, intanto i neo-nazi in Germania superano lo sbarramento e sono rappresentati nel parlamento di un Lander), oltre a difendere a spada tratta il diritto di espressione del Papa, osannano la "Via di Oriana", ossia la Fallaci dell'ultimo periodo, quella che per la propria storia personale aveva sviluppato un concetto (sottolineo: a mio parere) distorto dello scontro di civiltà, esasperato al punto da avere connotazioni apocalittiche.
Ed il gioco "comunque, avevo ragione io" continua.

Ma la tesi da dimostrare con questo scarno testo non era che nel mondo moderno nessuno ammette le proprie colpe, tanto meno fa marcia indietro. Ora, sono perfettamente d'accordo che chiunque ha libertà di espressione senza alcun vincolo privato. Sono anche d'accordo che la Chiesa possa difendere le proprie ragioni con i mezzi di stampa, di pubblicità e tutto il resto. Ma sottolineo, da un maggiore potere deriva una maggiore responsabilità.
Perchè, se perfettamente tutti sanno che parte degli interlocutori di questa faccenda sono degli attaccabrighe, nessuno si è posto il problema iniziale di evitare di accendere un incendio, e far collimare la propria idea con la responsabilità civile che riveste?

14 September

Any Day Now, I Shall Be Released (ovvero, nulla è inevitabile)

Ritorniamo con un inusuale riferimento a Bob Dylan, ottimo assist per iniziare un cortissimo discorso che da un pochetto mi assilla.
Per iniziare, per i meno "inglesofoni", la frase protrebbe essere tradotta con "In ogni momento da ora, sarò liberato", intendendo una liberazione morale, intellettuale...qualcosa di simile a "essere sollevato".
Ma a cosa si riferisce? Non conosco per intero la canzone di Dylan (che non apprezzo eccessivamente come musicista), ma posso godere del significato simbolico che essa ha: nella mia mente, è la frase di chi, prossimo a dover prendere una decisione, si trova nella semplificante situazione di dover seguire un dettame.
Spieghiamo meglio, poichè il discorso ha qualcosa di somigliante ad una organicità: finchè rimaniamo nel campo del volitivo (poichè in fisica, allo stato attuale della scienza, esistono ancora elementi presunti necessitati), nulla è obbligato. Chiunque può scegliere, in qualsiasi momento, cosa fare. A poco vale rifugiarsi dietro al "no, esistono leggi da rispettare". E' una presunzione futile, significativa di una mentalità chiusa, se non corredata della specificazione "per vivere in modo sociale": potrei decidere, conscio delle conseguenze, di rubare, uccidere, smettere di studiare, fare ogni cosa che "il dovere" o "la legge/la morale" ritiene scorretto, senza che nessuna coercizione fisica irresistibile potesse impedirmelo.
Ed è qui il punto dolente, cosa per altro nota a tutti e da lunghissimo tempo patrimonio della consapevolezza umana: le scelte fanno paura. Ogni legge o regola è un modo di semplificare il caos dando ordine, imponendo la necessità/inevitabilità dove tutto è aperto: sostanzialmente, è un modo per evitare a chi non redige quella norma (poichè solo costui fa una scelta) di dover scegliere, se non nella limitata cerchia dell'ortodossia/eterodossia.
A poco valgono quindi, certe presunte affermazioni assolute di coraggio nell'adeguamento ad un dettame; per esemplificare, parliamo dell'aborto che pare esser tornato di moda da qualche tempo a questa parte: la ragazza madre, che decide di non abortire non per una scelta lungamente ponderata, ma perchè "ogni figlio è un dono di Dio" (e quindi rifacendosi ad un dettame) semplicemente decide di rimandare l'assunzione di responsabilità a momenti successivi, nella speranza (a parer mio vana) di poterla eludere. Ma simile si può dire di chi molte cose, anche di chi parla di "tasse ingiuste" o "ingiuste leggi del mercato".
Ora, ho gettato le basi di quella che doveva essere la mia tesi, che rapidamente espongo (poichè chi ha seguito il discorso, subito la capirà; chi non lo ha seguito, probabilmente, si è fermato a criticare qualche affermazione incidentale): il cinismo è uno dei più grandi regali facilitatori che l'uomo potesse farsi.
Mettere in dubbio tutto, ogni cosa, negando ogni "centro di gravità permanente", tanto da spingere alla estrema inerzia di riconoscere in tutto il trucco, la beffa, l'inganno, altro non fa che far entrare il Necessario nel volitivo all'infuori della legge.
Il cinico puro, estremo come solo il tempo nostro sa dare, non è diverso dal dogmatico, poichè al momento del relativismo non fa seguire il momento della tensione alla prova, della scelta, fra le possibilità, della congeniale/pretesa giusta.