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17 August

Dovere e Libertà

E' strano tornare a scrivere dopo tanto, un mese esatto, dal mio ultimo intervento. E' ancor più strano considerare che fino a pochi giorni fa la voglia mi era passata, invece ora è tornata prepotente, in relazione ad un umor nero che stamattina mi assiste. Sarebbe imbarazzante spiegarlo nel dettaglio. So che tanto si capirà.
Parlando per massimi sistemi, stamattina mi si ripropone un dilemma che è alquanto vecchio nella mente umana, tanto di chi "mastica filosofia per vivere" quanto di chi "si procaccia il pane per vivere": tutti, nel bene o nel male, con autocoscienza o meno, ci troviamo costantemente di fronte al dilemma del Dovere o Libertà.
C'è chi ha risolto senza tanti scrupoli questa dicotomia, segnando una strada precisa e sicuramente "socialmente utile" (l'etica del dovere di Kant), c'è chi ne ha ravvisato un elemento problematico che esiste di certo, ma mi pare riguardare un momento successivo (l'angoscia della possibilità di Kirkegaard, per i profani ripresa anche dagli autori di Evangelion), ma nessuno a mia conoscienza, se non le religioni in maniera dogmatica, ha risolto il conflitto tra i due termini in maniera...apprezzabile.
Ogni uomo moderno "occidentale" ha l'alto valore della libertà: della libera autodeterminazione e del libero arbitrio, se vogliamo usare i due termini più in voga. Ogni uomo moderno "occidentale" è il frutto del processo di secolarizzazione, di rielaborazione della cultura classica e cristiana che ha portata a sostituire al mondo necessitato dello schema di Dio, l'esistenza libera nelle leggi della natura dell'empirismo e dell'illuminismo. Ogni uomo moderno "occidentale" ha nel proprio bagaglio anche le riscoperte successive della metafisica e dell'"alto dovere", ma vive nella sostanziale certezza del "finchè non danneggia altri, posso fare tutto".
E' di fronte agli occhi di tutti che nessuno è una isola solitaria. Secondo la teoria del Caos, ogni azione ha un effetto a domino sul resto del mondo. Qualsiasi cosa, anche la più stupida, può provocare una catastrofe se tutto si infila nel verso "giusto". La probabilità, che è quasi la versione fisica e matematica della libertà indeterminata, domina il mondo.
E' perciò altrettanto chiaro che in astratto ogni azione può danneggiare altri. Che ogni azione, non essendo possibile prevederne con assoluta certezza le conseguenze, ha un motore di puro egoismo neutro genericamente definibile come "voglio (ho la libertà di) farlo e lo farò". Ed è altrettanto chiaro che l'egoismo neutro si ciba di se medesimo, delle paure e delle gioie di ogni persona, divenendo forse il cardine della libertà pura di un singolo soggetto.
Nondimeno, è chiaro ai più, a tutti, a nessuno, che il dovere rimane. Non è solo la società che comporta il dovere, come il Dio era in epoca medioevale. Noi creiamo i nostri doveri, nella nostra libertà che è anche limitazione di noi stessi. I nostri doveri che sentiamo, mettiamo a tacere e ci vengono ricordati o rinfacciati dalle parole o dal silenzio degli altri.
Bisogna scegliere, alla fine: dovere o libertà? Ogni cosa ha questo dilemma.
E se dovere è sempre stato, che dovere sia.