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日志


7月17日

Anacronismi

Questo sarà con tutta probabilità l’ultimo intervento prima di una lunga pausa. Dopo lo studio, gli esami (ultimo appuntamento il 21) e la “vita quotidiana” estiva, andrò in vacanza.
Non di meno, non mi pareva il caso di congedarmi con quell’obbrobrio che è stato il mio ultimo scritto, e quindi…


Il Corriere di ieri mi da ulteriore spunto, mettendomi a conoscenza di un fatto che ignoravo: la “manifestazione autoconvocata” dei pacifisti, presieduta da Gino Strada (in collegamento da Kabul) e dagli 8 senatori “dissidenti” che sono intenzionati a votare “no” al rifinanziamento delle truppe italiane in Afghanistan.
Ora, devo ammettere che l’articolo mi ha messo i brividi: il capo di una presunta “organizzazione umanitaria” che dice che il “pacifismo è finito, bisogna creare un movimento contro la guerra” mi fa spavento.
Una domanda lecita sarebbe “perché dovrebbe fare spavento una cosa simile? Pacifismo è andare contro la guerra, no?” No, cari miei. La forma è sostanza, negli slogan,  e chi faccia attività pubblica (e goda di un certo seguito, come il suddetto signor Gino Strada) lo sa perfettamente: esattamente come il movimento pacifista non si è sempre connotato come non violento, un movimento che parta da un dato non positivo ma negativo (contro la guerra) non potrebbe che darsi ad una forma di battaglia, certamente civile, ma dalle intrinseche implicazioni violente.
Sarebbe “contro la guerra” il movimento di chi sabotasse un aereo di rifornimenti militari? Certo, la guerra si fa con gli armamenti e le altre attrezzature, quindi tagliando i rifornimenti si andrebbe contro la guerra. E questo solo per fare un esempio di quanto una cosa simile, anche se mero nomen, potrebbe portarsi dietro.
Oh, ma certo, Gino Strada non è solo, se no sarebbe un fenomeno contenibile. Beppe Grillo definisce la guerra una “operazione di marketing” (complimenti per il cattivo gusto e la incapacità critica), Dario Fo, abbracciato a Franca Rame, afferma che “leggendo le cifre per la guerra gli viene il vomito” (no, non esiste una guerra buona, ma esiste una guerra necessaria: quella che l’uomo, da che mondo e mondo, ha bisogno di fare per difendersi, o per affermare se stesso), il segretario dei Cobas, Bernocchi, dice che dovremmo essere grati alla resistenza afgana, irachena e palestinese perché senza di loro non esisterebbe il movimento contro la guerra, per poi scagliarsi su Israele (bravo, vediamo il mondo da un solo punto di vista,  tanto impegnarci un pochino di più è una fesseria).
Ma che concetto di pace, o di antagonismo alla guerra, propugnano questi signori? Questo mi viene da domandarmi, in tutta franchezza.
Un’idea di pace non politically-correct, perciò solo in barba al qualunquismo imperante ed imperativo? Ma non mi pare proprio.
Un’idea di pace universale, alla christian way, dove tutti hanno ciò che gli spetta? Oh, che scemenza, non credo sarebbero d’accordo che si accennasse anche solo alla possibile vicinanza ad idee cristiane.
È una idea fanatica di pace, che si basa sulla prevaricazione dell’altro. Gli USA e Israele, come il governo che vuole mandare in Afghanistan le truppe, sono per loro il motore della pace, perciò il nemico contrapposto da annichilire nella sua ideologia. Che ci sia un frammento di verità in quello che dice, o peggio ancora un frammento di buon senso, non gli importa minimamente, la cosa che conta è demolirlo, sconfiggere il demonio e schiacciarlo sotto lo splendente sandalo della supremazia morale. A costoro non servirebbe una lezione di storia, ma un corso intensivo dalle elementari fino ai giorni nostri, per vedere dove si è smarrito il loro raziocinio, l’eredità che tanto elevano a vessillo del giusnaturalismo (i più colti parlano di guerra contraria al principio supremo di vita e giustizia…) e dell’Illuminismo razionalista, senza parlare di quello empirico di cui evidentemente mancano completamente.
  Una nota finale, indirizzata ad un uomo preciso: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’avant-garde del PCI quando ancora i Comunisti esistevano, colui che ha visto lungo e sfruttato al meglio la proprio mente di essere umano quando, anche con le dovute “riserve”, il partito italiano stava su una visione oltranzista, ha definito, in modo a mio avviso ironico, “anacronistiche” le posizioni della sinistra radicale.
Grazie, Presidente.
Le sue parole, in mezzo al ciarpame di questi altri “nuovi vecchi”, sono un balsamo per le mie orecchie.

7月14日

Il diritto di difesa

Questo intervento sarà un po' atipico, poichè coagulerà 2/3 argomenti tutti riconducubuli alla dizione generica del titolo. Per semplicità, li dividerò in due paragrafi.

I giornali di oggi mi riportano la notizia che gli scioperi dei Taxi sono riniziati, sull'onda della rottura delle trattative con gli esperti del Ministero dello Sviluppo Economico (grande stima per Bersani, grande odio per la denominazione...sembra una organo dirigista -.-). Similmente, l'assemblea tenuta ieri dalla Associazione degli Avvocati, oltre a criticare il giuslavorista Pietro Ichino (anche editorialista del Corriere) per la sua richiesta al governo di misure più radicali sulle professioni legali, ha all'unanimità deciso che ogni "proposta di abolizione della tariffa minima è controproducente solo per gli utenti". Insomma, dal uadro che si vede oggi è chiaro che ognuno esercita il la difesa dei propri diritti quesiti in maniera...come dire, assai poco "diplomatica".
Infatti, studiando un attimo le forme di protesta, notiamo esempi da far accapponare la pelle, anzi, veri e propri illeciti passibili di sanzioni (che si spera arrivino): i taxisti scioperano a singhiozzo senza avvisi preventivi, mentre gli avvocati saltano le udienza: in questo modo gli uni vengono meno alla norma per cui, in caso di servizio pubblico, lo sciopero è sottoposto ad avviso preventivo di 7 giorni (per tutelare gli utenti e renderli in grado di arrangiarsi), mentre gli altri dilazionano i processi (secondo il principio del contraddittorio, l'udienza può tenersi solo alla contestuale presenza dei legali, poichè le parti possono essere contumaci).
Non paghi di questa beffa, i primi garantiscono le "corse urgenti" (perchè se tua moglie sta per partorire chiami un taxi...oppure, se hai avuto un incidente, chiami un taxi; suvvia! le corse urgenti saranno quelle a chi si mette a offrire surplus sulla comune tariffa), i secondi intanto garantiscono il "lavoro d'ufficio" (quello in studio), continuando a percepire l'onorario per esso.
Insomma, scioperi non scioperi, che non per forza comportano una "lotta sociale sostenuta sacrificando il proprio profitto", ma che, essendo come tali percepiti, sono così definiti.
Un Urrà ed un Evviva a chi ha deciso che, in fondo, per il bene di tutti e meglio mantenere tutto immobile (ed incredibilmente, per una volta non è il governo)


Secondo profilo problematico, Israele. Ho letto stamane su un paio di noti blog "di sinistra pacifista" che l'Israele di Olmert è un guerrafondaio, sostenitore della politica della guerra preventiva della Neo-Con way.
Sarei curioso di sapere se costoro, e chi in Parlamento li rappresenta, sanno di cosa parlano. Israele è in guerra, ragazzi miei, non solo con la Palestina ed Hamas, ma con una serie di "avversari invisibili" che lo circondano.
La reazione di Olmert è giustificata e giustificabile.

7月9日

Il mito del "presidente di tutti"

NdJ: Per via del flop del precendente intervento, autorevolmente fattomi notare da chi a tutta ragione ha sottolineato come la materia non sia esattamente tra quelle che tratto meglio, eccomi tornare alla politica, mia Madre e Padre

I giornali e i Tg hanno fatto una gran fanfara del viaggio di Papa Benedetto XVI in Spagna, a Valencia. Cosa buona e giusta, considerando quanto le vicende della Chiesa di Roma interessi agli italiani. I Tg e i giornali, in maniera alterna, hanno dato una certa rilevanza anche ad un altro evento, inaspettato e dal canto mio "gradito": la decisione del Primo Ministro spagnolo, Zapatero, di non partecipare alla messa presieduta stamane dal Pontefice Romano.
Ora, pare che Zapatero abbia fatto un affronto alle regole di "politica internazionale", nonchè della buona educazione, nei confronti di un ospite. Pare che Zapatero, similmente, non si interessi di quel "94%" di spagnoli totalmente cattolici che se ne hanno avuto a male per questo evento. Insomma, pare che Zapatero sia un leader con manie suicide politiche, dimenticando nel nulla come "coagulare voti" cattolici.
Non ho ancora letto i giornali di oggi, dove più importanti esponenti del mondo culturale, politilogico e filosofico analizzeranno la questione e ne trarranno le proprie conclusioni. Perciò, mi limito a dare una interpretazione estremamente grezza e scontata, da bravo "profano": quella per cui, ben lungi dall'essere un atto volutamente offensivo o provocatorio, Zapatero si è solo comportato secondo coerenza.
Il programma del suo partito, prima e dopo le elezioni, era ed è stato chiaramente improntato su un laicismo in matrice, udite udite, liberale. Coppie di fatto, ricerca sulle cellule embrionali, tutti tabù che nel nostro Paese (che viene definito meno cattolico, per uno strano scherzo lessicale) dividono i "cattolici" dai "laici", dimenticandosi naturalmente di componenti estranee a queste dicotomie (la Associazione Italiana Mussulmani è contraria alle coppie di fatto, mentre -piccole- frange del mondo cattolico -anche ecclesiastico, pensate- si stanno aprendo all'idea, dimostrando una ben maggiore adeguatezza ai tempi di certi superiori). Chi lo ha votato, e non saranno stati tutti "convertiti dell'ultimo momento" (ricordiamo che l'ascesa di Zapatero è stata, quasi sicuramente, dovuta alla pessima gestione degli attentati di Madrid da parte di Aznar), avrebbe dovuto tenerne conto, e anzi sono certo lo abbia fatto.
Una politica simile da Zapatero era quindi sottointesa, ma questo non spiega l' "affronto" al Vicario di Cristo in Terra.
Ciò che spiega la reazione è, semmai, l'affronto di questo a Zapatero.
Mi spiego di nuovo: il Papa va in Spagna, ufficialmente, anche per una visita di Stato (o almeno così deve essere, mancando se no i requisiti necessari perchè quella di Zapatero fosse una "offesa di governo"). E' buona norma, quando vai da un ospite, non criticarne l'operato, non arroccarti sulle tue posizioni, nemmeno a domanda diretta.
Zapatero ha risposto come di dovere, comportandosi da Laico e volendo anche seguendo un dettame indiretto della Chiesa (di recente si è parlato di scomunica anche per chi ufficializza le coppie omosessuali). Ha svolto il suo compito di presidente di coloro che lo hanno votato, che hanno appoggiato un certo programma di governo ed un certo think tank di sapore socialista che manca tanto in Italia.
Pertanto, più che azione offensiva, parlerei di gesto logico e dovuto, a disprezzo delle ben più politically correct (e populiste) apparizioni alla messa di Fidel Castro

7月6日

La scala orizzontale

Non so se, a chi legge, è capitato di vedere TRL su MTV di recente...nemmeno so, a dire il vero, se chi legge vi ha assistito per puro caso o per "assidua frequentazione".
Comunque, in questi giorni ho avuto questa infausta occasione, ossia quella, durante la preparazione del pranzo e della cena (riti assai catartici, come tutti quelli legati alla gestione "casalinga" potendolo fari come diversione "utile" dallo studio) di assistere a puntate direi in replica.
Normalmente, ho liquidato la classifica come "brutta" (per non apprezzamento della musica) ed il fenomeno come "a me particolarmente lontano" (i bagni di folla...bah!), perciò mi sono spesso limitato solo ad ascoltare una frase qua e là intento nei miei preparativi. Ma tra ieri e oggi ho voluto stare più attento, soprattutto ad alcuni testi, video ed interviste.
Quello che mi ha colpito è stata la mancanza di buon senso tipicamente "demagogica", e sia chiaro, non intendo con questo "giovanile".
Sono stato anche io un afficionado di MTV e, ancora prima TMC2. Apprezzavo la musica, allora, ma soprattutto la verve dei VJ, non nego (ancora Robby Gentile e La Lucia di Coloradio nel cuore): perciò, per quanto ora mi metta in cattedra, sicuramente non sono stato sempre esente da critiche...ma, ma, è col senno di poi che si notano le cose, anche se in modo ipocrita.
Ma torniamo al punto. Ho ascoltato con attenzione l'attesissimo duello Finley vs Mondomarcio, che mi ha anche non poco deluso (possibile che l'originalità sia morta? Sono copie di fenomeni di incassi d'oltreoceano dotati della "conoscenza della lingua"), analizzato il testo con un minimo di cervello, e poi deciso di suicidarmi con l'intervista.
Alla domanda "ti senti di rappresentare una generazione che non ne può più di questi insegnanti e politici che vogliono insegnare" il rapper nostrano (ARGHHHHH!) ha risposto con uno "stilosissimo" uno-due a tre dita che non bisogna insegnare ma far ragionare.
Evidentemente il soggetto in questione SA ragionare (soprattutto la sua produzione è particolarmente brava a ragionare sul suo possibile target e marketing, viste le folle di ragazzette e ragazzetti urlanti), peccato che nel suo rifiuto dell'insegnamento non ha strumenti idonei a farlo arrivare oltre l'uno-due. Frase banale, scontata, sociologicamente ed empiricamente errata. Naturalmente in barba a coloro che insegnano non per puro "gusto di prevaricazione" (non mi convincerete mai che anche il più rigido e stronzo insegnante vive solo di questo) ma rispondendo ad un valore, un principio, per non dire, cazzo, un presunto diritto di ciascuno, alla cultura e di converso alla apertura mentale (non si vive di solo pane, nè di sola socialità)
Questo mi aveva demoralizzato ieri. Oggi la botta finale. Carmen Consoli. Dico, Carmen Consoli. Non parliamo di una 20enne magrissima e platinata che fa foto sorridendo sotto chili di trucco. Parliamo di una cantautrice. Una che è stata paragonata a De André.
E Carmen Consoli cosa dice? Che il problema è questa "scala di valori verticale", per cui sei qualcuno se occupi una posizione.
Certo, il mondo è bianco o nero.
Anzi, tutto nero, tranne il faro della gioventù, e non è la gioventù di oggi che fa il domani (sempre e comunque, per altro...perchè la vita umana ha un termine inevitabile) la quale, convincendosi di simili visioni cupe, pessimiste ed antagoniste, non fa altro che operare poi una ripetizione di quello contro cui protestava.

Ragazzi, se leggerete...si, voi, tra i 14 ed i 20 anni...vi prego, rispondetemi, e fatemi capire che quelle sono posizioni personalissime che non infervorano i vostri cuoricini ribelli.

7月4日

Il Dubbio

E' strano come la voglia di esprimere un opinione venga, il più delle volte per chi è "bastian contrario" come me (o almeno, che come me è stato spesso definito in tal modo), solo in negazione, in contrasto con un'altra posizione.
Vediamo un po' con cosa ci alletta la giornata. Dopo la mia (prima) ora di studio mattutina, mi reco a far la spesa e a comprare i giornali, da "brava casalinga" che sono. Giunto a casa, decido di concedermi ancora una piccola pausa (perchè la testa, oggi, proprio non va) e mi leggo le due testa di ampia diffusione nazionale che sono solito comprare. Tra una partita della nazionale e uno sciopero (illegale) dei taxisti, trovo un aritcolo che attira la mia attenzione, una dissertazione sul Dubbio come life-style e come vizio della società post-moderna.
Ora, l'assunto dell'articolo (o meglio, dello spunto da cui era tratto l'articolo) è che nella società post-moderna (NdJ: quella in cui viviamo) il Dubbio ha assunto una funzione talmente fondamentale da essere base delle nostre costruzioni mentali, poi ammantante di certezza con un procedimento logico decisamente privo di buonsenso o razionalità:
fin qui, siamo sul piano della condivisibilità, non nego; il problema è dopo.
Da questo assunto, infatti, si passa a dire che il Dubbio è causa di un male assai peggiore, ossia la sfiducia negli altri e nella vita, insomma motivo di nichilismo (post-moderno, appunto) e genericamente dissoluzione della società.
Vergogna! Bestemmia!
Detto autore, che non cito perchè troppo codardi di esser confrontato, sul piano intellettuale e filosofico, con la sua auctoritas, confonde in maniera sin troppo palese causa ed effetto, oppure, e la cosa sarebbe anche peggiore, rende il proprio ragionamento scorretto per una convinzione personale: infatti, dal Dubbio (che è semplice non assunzione a certezza di ogni fatto a prima vista) non deriva necessariamente una "presunzione di colpevolezza" o una "sfiducia in tutto e tutti", ma solo la necessità di indagare oltre. L'occhio indagatore che tale voglia definirsi poi dovrebbe basarsi sui fatti, non sulla persuasione del suo animo, che da elementi del tutto erronei potrebbe derivare.
Quindi, insignissimo professore, stia attento: il suo nome, per quanto Preclaro e Dotto, non le impedisce, nel Dubbio, di commettere errori