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5月27日 DiarioDopo un lunghissimo periodo d'assenza, "giustificato" dai più disparati motivi, eccomi di nuovo qui, con il fermo proposito di non far morire questo blog anche solo per me. Innanzi a tutto, una "scusa" per chi ha il mio contatto MSN (e quindi potrebbe notare la variazione): nel reset pc, cambio modem, altro reset pc etc etc deve essere andato strto qualcosa, non riesco ad installare MSN Messanger o qualsivoglia altro programma compatibile, quindi attualmente sono su Skype - nick jimyeffe -, per chi avesse ancora interesse di sentirmi...del resto, cercherò di risolvere il problema e, chissà, tra un po' sarò anche sul buon vecchio sistema di instant-messagging. Ma la titolazione "Diario" sta a indicare un altra cosa...con i soggetti direttamente interessati avrò modo di discuterne direttamente, al telefono, faccia a faccia o con altri mezzi comunicativi, questo dovrebbe solo risultare un "manifesto programmatico" cui rifarmi quando maggiore sarà la resistenza del vecchio...vediamo un pò di spiegare queste "belle" parole, oggi in un italiano direi meno accademico del solito. Stavo tornardo giù da Guiglia ieri sera (NdA: il paese collinare/in montagna in cui faccio le prove con il gruppo) come sempre solo. E come sempre, per farmi compagnia, ho iniziato a pensare ad una lettere da scrivere, uno di quei flussi di coscienza "mediati" nei quali dici tutto quello che negli ultimi giorni ti ha preso e lo indirizzi segnatamente ad una persona; la cosa di per sè non rappresenta una novità, e non rapresenta una novità nemmeno il fatto che abbia dimenticato gran parte dei passaggi di quello scritto ideale, semmai suona nuovo il fatto che alla fine abbia deciso di "cambiare". Ora, vi è una profonda banalità e incoerenza/incorrettezza nella ultima affermazione: conosco persone per cui il cambiamento è "spontaneo", non deriva da una determinazione dalla volontà, poichè sarebbe in caso contrario forzato e assolutamente fasullo; conosco persone che semplicemnete trovano banale il concetto di "decisione di cambiare" (mi ascrivo a questo gruppo) poichè il cambiamento è ininfluenzabile, come l'evoluzione, è un elemento ambientale che eccede i canoni della volontarietà o della spontaneità; conosco persone, di converso, che con un "mero" atto di volontà hanno modificato sè stessi, in bene o in male è indifferente, raggiungendo comunque risultati, ho deciso di provare a seguirne l'esempio. Ma come posso cambiare io? Io che non posso dirmi del tutto "infelice" del mio carattere, o anche se provo forte ribrezzo per certi elemento sembro tendere inconsciamente alla conservazione, alla inerzia? Non posso solo forse cesellare (nascondere) quelle punte, mantenendo il resto, e costruirmi una corazza di apparenza assolutamente impenetrabile, tale che l'ipocrisia divenga la realtà, la forma la sostanza, l'io extrasoggettivo l'io intrasoggettivo? Si, probabilmente non posso fare di meglio, diciamocelo, e la "realtà dei fatti" come si rappresenterà ad ogni persona alla mia vista confermerà questa tesi o meno. Ciò non toglie che, figlio di una cultura romantica e contraria alla ragione (staremmo tutti meglio se il Romanticismo non avesse attecchito così fortemente nel secondo novecento, almeno a livello "giovanile") potrò tendere ad un first best in spregio a quel poco di pragmatismo che ho il quale, salvo un paio di casi eccezionali, mi ha fatto sempre scegliere per il second best. E così si inizierà da piccoli atti, quali superare la prossima settimana senza tachicardie, chiedere al mio corpo (e alla mia psiche) una prova di lealtà, entrare in una mentalità più aperta e meno egocentrica. Seguiranno altre esperienze di gruppo. Ho seriamente intenzione di iniziare ad uscire il sabato sera, almeno ogni tanto (nel senso di: selezionando gli eventi...non tutto e subito, il cambiamento, non sarebbe assolutamente utile), di frequentare il Club 3M e costruirmi un party per GdR, riniziare ad andare con una certa periodicità a lezione di basso, scrivere, scrivere, scrivere, ed tenere la mente nel momento creativo, quando sono più concentrato. Ci sono poche cose che non posso cambiare...una è il "jimy universitario", sul quale gravano aspettative (mie) e speranze (altrui), oltre a necessità di vario genere. E' una fetta grossa, ne sono conscio, probabilmente almeno il 40% di me stesso, la parte che non oso cambiare, se non nella tensione al miglioramento secco (miglior renditività, maggiore comprensione, maggiore "visibilità", etc etc). C'è il "jimy famigliare", che non è il caso di modificare per qualche tempo (indipendentemente dalla mia volontà, in questo caso, totalmente), quello "coscienzioso" e forse maggiormente stressato E c'è un ultimo jimy, minoritario perchè socialmente univoco, che non vorrei cambiare. Non lo vorrei, ma forse dovrò, dipende da me solo con riguardo al post e non al intra. |
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